«IL SUD È UN'EMERGENZA NAZIONALE. DIETRO OGNI NUMERO CI SONO FAMIGLIE E VITE CHE MERITANO RISPETTO»

Giovani&Futuro, Frescura e le Presidenti regionali di Calabria, Puglia e Basilicata:

 «Come si può vivere nel lusso dei palazzi del potere senza ascoltare il grido di aiuto di chi non arriva alla fine del mese? Il Mezzogiorno non chiede pietà, chiede dignità e futuro»

 «Ci sono famiglie che si alzano ogni mattina prima dell'alba, genitori che lavorano senza sosta e rinunciano a qualcosa pur di garantire il necessario ai propri figli. Ci sono anziani che contano ogni euro della pensione, giovani costretti a preparare una valigia senza voler davvero partire e piccoli imprenditori che resistono con sacrifici enormi per non perdere ciò che hanno costruito in una vita di lavoro. E poi ci sono i palazzi del potere, le dichiarazioni, le promesse e le conferenze stampa: ma quanta distanza può esserci tra chi prende le decisioni e chi ogni giorno deve trovare il coraggio di andare avanti?»

È una denuncia profondamente umana quella che arriva da Luca Frescura, Presidente nazionale di Giovani&Futuro, insieme a Ludowika Tripodi, Presidente della sezione Calabria, Lucia Aprile, Presidente della sezione Puglia, e Lucrezia Lacanfora, Presidente della sezione Basilicata.

«La situazione del Mezzogiorno deve essere riconosciuta per quello che è: un'emergenza nazionale, sociale, economica e umana. Non possiamo continuare a raccontare le difficoltà del Sud come una condizione normale, alla quale abituarsi con rassegnazione.
I dati dell'Istat restituiscono una realtà che dovrebbe scuotere la coscienza di chi governa: nel 2025, nel Mezzogiorno, il 38,4% della popolazione era a rischio di povertà o esclusione sociale e oltre 800mila famiglie vivevano in povertà assoluta.
Ma le statistiche non raccontano le notti insonni di un padre che non sa come pagare una bolletta, il silenzio di una madre che nasconde le proprie difficoltà ai figli o l'angoscia di chi, dopo una vita di lavoro, teme di perdere tutto.
La povertà non è soltanto mancanza di denaro, è paura del domani, rinuncia ai propri sogni, sensazione di essere diventati invisibili agli occhi di chi dovrebbe rappresentarti.
Quando persone che hanno sempre vissuto dignitosamente del proprio lavoro arrivano a chiedere aiuto, la politica ha il dovere morale di ascoltare e intervenire».

Frescura, Tripodi, Aprile e Lacanfora rivolgono quindi una critica netta alla politica nazionale, senza distinzioni tra maggioranza e opposizione.
«Davanti a questa realtà, abbiamo la sensazione che la destra di governo preferisca nascondere la polvere sotto il tappeto, mentre la segretaria del principale partito di opposizione annuncia la propria disponibilità alla corsa per Palazzo Chigi.
E allora poniamo una domanda semplice: in questa continua competizione per il potere, chi pensa concretamente a chi non arriva alla fine del mese?
Chi si occupa dei giovani che vorrebbero restare nella propria terra, delle famiglie che faticano a sostenere le spese quotidiane, dei lavoratori che nonostante gli enormi sacrifici non riescono a costruirsi una sicurezza economica?
Troppo spesso la politica ha inseguito il consenso immediato, pensando alla prossima campagna elettorale anziché alla prossima generazione. Si è preferito l'annuncio alla programmazione, la promessa alla continuità, il vantaggio politico alla responsabilità di cambiare realmente le condizioni di vita delle persone.
Le difficoltà strutturali del Mezzogiorno non sono nate ieri e non possono essere attribuite a un solo governo. Proprio per questo, nessuna forza politica può sottrarsi alle proprie responsabilità.
Servono politiche di lungo periodo per il lavoro, la sanità, la scuola, le infrastrutture e il sostegno alle famiglie e alle imprese. Servono investimenti capaci di creare opportunità reali e contrastare lo spopolamento dei nostri territori.
La credibilità di una classe dirigente non si misura dalle promesse pronunciate davanti alle telecamere, ma dai risultati concreti ottenuti nella vita dei cittadini».

Da questa riflessione nasce anche una proposta di impegno civile e sociale.
«Crediamo sia arrivato il momento di costruire una grande alleanza della gente comune.
Un'alleanza di lavoratori, famiglie, giovani, pensionati, piccoli imprenditori, associazioni e comunità locali. Persone che conoscono il valore del sacrificio e che chiedono semplicemente di poter vivere con dignità.
Non vogliamo alimentare nuove contrapposizioni, ma superare un modo di fare politica che sembra aver smarrito il contatto con la realtà quotidiana.
L'alleanza della gente comune che immaginiamo non nasce dal rancore, ma dalla volontà di restituire centralità alla partecipazione, alla solidarietà e alla responsabilità collettiva».
Frescura, Tripodi, Lacanfora e Aprile chiudono con un messaggio chiaro: «la politica non dovrebbe essere una gara per occupare un palazzo, ma un impegno quotidiano per migliorare la vita delle persone. Ci sarà sempre tempo per discutere di candidature, maggioranze e futuri governi. Ma per una famiglia che non sa come arrivare alla fine del mese, il tempo delle promesse è già finito.
Davanti alla sofferenza delle persone, prima ancora di essere di destra o di sinistra, di maggioranza o di opposizione, bisognerebbe avere il coraggio di essere semplicemente umani».