Rigenerazione del paesaggio del Salento. Cristian Casili (M5S): “Garantire biodiversità per non ripetere gli errori del passato”

“Bisogna garantire la biodiversità attraverso il permesso alla coltivazione di più specie arboree e arbustive per non ripetere gli errori del passato. A questo punto occorrerebbe consentire la coltivazione di ulteriori cultivar di ulivo che dimostrino tolleranza al batterio...".

 

LECCE - “Cambiare passo per garantire un futuro al territorio salentino. Per questo è necessario modificare subito le decisioni fin qui assunte: nelle aree delimitate come infette non si può assistere inermi a una situazione di stallo, bloccata dalla burocrazia e da norme oggi prive di fondamento”.

 

Lo dichiara il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Cristian Casili che torna a porre l’attenzione sulla situazione di crisi che stanno affrontando i vivaisti salentini.

 

“Bisogna garantire la biodiversità attraverso il permesso alla coltivazione di più specie arboree e arbustive per non ripetere gli errori del passato. A questo punto occorrerebbe consentire la coltivazione di ulteriori cultivar di ulivo che dimostrino tolleranza al batterio oltre alle due fino ad oggi considerate tolleranti, una delle quali sappiamo essere coperta da brevetto.

È fondamentale - spiega il consigliere regionale - allargare la possibilità del reimpianto multi varietale attraverso l’individuazione di cultivar che dimostrino bassi valori di inoculo e altrettanta tolleranza al batterio.

I vivai salentini sono ormai al collasso - incalza - dopo 5 anni di blocco e il maltempo di questi giorni ha dato loro il colpo di grazia. È ora di allargare le maglie e far produrre ai vivai materiale vegetale fino ad oggi bloccato per la fitopatia, permettendo loro di commercializzarlo e movimentarlo nella zona infetta. Ciò non causerebbe alcun danno nelle aree delimitate, bensì offrirebbe la possibilità di far ripartire la rigenerazione paesaggistica del territorio.

Non riesco a vedere alcun futuro e alcuna rigenerazione paesaggistica se si punta alla monocoltura di leccino e Fs17, anzi non faremo altro che ripetere gli errori del passato. Più volte ho ribadito l’importanza di coinvolgere tutti, soprattutto i piccoli produttori, visto che oltre il 70% della superficie olivicola del nostro territorio è detenuta da piccolissimi produttori che raramente superano l’ettaro di  superficie.

Se non si sbloccano questi processi - conclude - sarà inutile parlare di rigenerazione paesaggistica e saremo destinati a un abbandono totale della nostra campagna più di quanto è già avvenuto in questi anni”.