Rigenerazione del paesaggio in Salento. Cristian Casili (M5S): “Non basta reclamare risorse, serve programmazione a lungo termine”

 “Sulla rigenerazione del paesaggio nella nostra provincia si fa ancora un gran parlare, purtroppo però spiace constatare la mancanza di azioni propedeutiche alla sua realizzazione."



LECCE - “Sulla rigenerazione del paesaggio nella nostra provincia si fa ancora un gran parlare, purtroppo però spiace constatare la mancanza di azioni propedeutiche alla sua realizzazione. Non è assolutamente sufficiente reclamare risorse senza un piano che si basi su criteri e regole ben definite”.

 

Lo dichiara il consigliere del M5S Cristian Casili, che torna a chiedere una programmazione di lungo periodo per la rigenerazione del paesaggio salentino.

 

Da tempo - continua Casili - invoco il protagonismo dei vivai salentini, alla luce del mutato quadro normativo su una vasta area di territorio dove il batterio non è più considerato eradicabile. E allora perché non mettere in condizione i nostri vivai di approvvigionarsi e riprodurre materiale vegetale che potrà essere venduto a prezzi competitivi?. È un furto pagare un piantina di leccino a 10 euro quando puó essere prodotta e venduta in loco a 5 euro, conservando un margine di guadagno per il produttore. È un paradosso se pensiamo che i vivai leccesi possono vendere solo se acquistano  e rivendono piante già pronte con un aggravio dei costi di trasporto e iva. Se invece ad essi venisse data l’opportunità di propagare e produrre in loco, quei costi verrebbero annullati. Parliamo di un abbattimento importante e un risparmio notevole per chi decide di reimpiantare, investendo la parte residua in efficienti impianti di microirrigazione. In più i vivai locali, ridotti ormai alla canna del gas, avrebbero lavoro per i prossimi anni e creerebbero occupazione.

 

La questione - prosegue il pentastellato - evidentemente non riguarda solo le due varietà ritenute tolleranti,  si potrebbe aprire una stretta collaborazione con le Università pugliesi  per la moltiplicazione in apposite strutture “screen house” del materiale vegetale di piante di ulivo autoctone che stanno manifestando resistenza al disseccamento. A ciò si aggiunge la necessità di incentivare i nostri vivai alla produzione di specie arboree ed arbustive mediterranee nel rispetto delle norme fitosanitarie e alla luce dei problemi riscontrati da alcune specie anche in ambiente urbano. Anche in questo caso è impensabile arricchire i vivai che si trovano fuori dalle zone delimitate a scapito di quelli provinciali. Se la sfida per i prossimi anni è quella di convivere con questa malattia non possiamo prescindere da un cambio di approccio  che di fatto per ora ha musealizzato un territorio senza prospettive”.