
Il RUOLO DELLA FAMIGLIA E DELLA SCUOLA NELLA VITA DEL RAGAZZO ADOLESCENTE
Le istituzione della famiglia e della scuola rivestono una funzione importantissima nella crescita del ragazzo. Per poter sostenere e supportare gli adolescenti che si trovano in un periodo di vita estremamente delicato e ricco di contraddizioni è necessario che le figure di riferimento, siano esse genitori, insegnanti, nonni ecc.. vengano a conoscenza di quelli che sono gli aspetti salienti che caratterizzano questa particolare fase vitale.
L’adolescenza è una delle fasi del processo di crescita dove la relazione, il dialogo tra genitori e figli è di vitale importanza. Questo periodo di vita è vissuto con difficoltà non solo dal ragazzo ma anche da tutta la famiglia poiché il figlio riversa inevitabilmente all’interno della stessa i suoi conflitti costringendola, in tal modo, a mettere in atto delle trasformazioni.
L’ adolescenza è una fase di passaggio e di crescita, un processo di trasformazione che muove dall’essere bambini al divenire adulti. A causa della dinamicità di questo processo risulta difficile individuare i suoi confini temporali.
La pubertà e i cambiamenti psicologici e fisiologici cha questa comporta sembrano rappresentare l’inizio della fase adolescenziale. Sono proprio questi cambiamenti che si verificano a livello corporeo a determinare la nascita di nuove aspettative che riguardano i ruoli e i comportamenti che gli altri si attendono dal ragazzo, il quale vive già con profonda angoscia le trasformazioni di natura fisica e psichica che lo riguardano in quanto modificano l’immagine che egli aveva di se stesso. Capita spesso al ragazzo adolescente di guardarsi allo specchio e non riuscire a riconoscersi e ad accettarsi, di concentrare l’ attenzione su quelli che egli ritiene essere i suoi più grandi difetti perdendo di vista quelli che possono essere gli aspetti più positivi della propria persona .Ovviamente, questo modo di pensare un po’ pessimista finisce per condizionare e limitare il comportamento poiché l’accettazione o il rifiuto della propria immagine corporea, e più in generale del nuovo sé, influenza e condiziona la relazione con l’altro.
Anche uno sviluppo puberale anticipato o ritardato di molto rispetto alla norma può essere causa di situazioni di disagio. Un forte anticipo dello sviluppo è vissuto con più difficoltà soprattutto dalle ragazze perché le sottopone a richieste di tipo relazionale o affettivo che presuppongono uno sviluppo emotivo e cognitivo non ancora raggiunto. Viceversa, un forte ritardo nello sviluppo è vissuto in maniera più negativa dai ragazzi che possono sentirsi più deboli e inferiori rispetto ai loro coetanei , con probabili ripercussioni sulla loro autostima.
L’accettazione del proprio corpo non è facile per i ragazzi, può essere una conquista difficile che dura parecchi anni. E’, quindi, fondamentale l’intervento dell’adulto che dovrebbe essere finalizzato ad aiutare l’adolescente ad accettare i cambiamenti, a non vivere in modo eccessivamente negativo le imperfezioni corporee ed ancora a contenere le ansie e i timori.
L’adolescente vive, inoltre, una fase estremamente contraddittoria perché da una parte desidera e reclama l’indipendenza e l’autonomia dai genitori, dall’altra è ancora dipendente poiché sente il bisogno di sicurezza e protezione. Egli teme di perdere l’affetto dei genitori e la loro approvazione, reclama i privilegi dell’età adulta ma ha paura di non riuscire a comportarsi da adulto.
E’ proprio in questo periodo che il ragazzo comincia a costruirsi una propria identità separata da quella dei genitori, comincia a realizzare il proprio processo di separazione che richiede l’interiorizzazione di rapporti stabili e di fiducia tra i membri della famiglia. Tempi e i modi di questo processo di separazione sono lasciati all’iniziativa dei genitori e dei figli.
Talvolta l’adolescente non sembra ricercare l’autonomia, altre volte sono i genitori a non voler rinunciare al controllo sui loro figli facendo ricorso a diversi mezzi finalizzati ad ottenere la loro subordinazione. I ricatti emotivi, quali i richiami alla riconoscenza, la paura di rimanere da soli, sono tra i più pericolosi poiché suscitano nel ragazzo senso di colpa e ansia impedendogli di uscire dal contesto familiare. Questo può accadere perché l’emancipazione dei figli molto spesso segna la fine di un periodo in cui i genitori si sono sentiti utili, la loro delusione potrebbe essere ancora maggiore soprattutto nel caso in cui il figlio rappresenti per loro la sola ragione di vita.
Nonostante ciò sono numerose le famiglie in cui questo processo di separazione avviene senza tante difficoltà, in cui il ragazzo è stato abituato ad assumersi responsabilità.
Quando l’adolescente comincia a sviluppare idee proprie, inizia a percepire difetti e pregi dei genitori, integrando nella propria personalità le caratteristiche genitoriali che possono aiutarlo di più, mentre cerca di eliminare quelle che reputa negative. Nel suo processo di svincolo il ragazzo mette in discussione non solo i modelli di funzionamento familiare ma anche i valori, gli ideali e le credenze che avevano caratterizzato la vita familiare sino a quel momento. L’adolescente normale nella sua famiglia è ribelle e contestatario. Un’eccessiva imitazione e accettazione dei modelli è indice di una difficoltà di interiorizzazione.
Questo processo di separazione avviene contemporaneamente per i figli e per i genitori, i quali, devono cercare di raggiungere un equilibrio tra la promozione del cambiamento e lo svincolo del ragazzo e fornire una base sicura per il figlio soprattutto nei momenti di difficoltà. I genitori devono far capire al ragazzo che hanno fiducia in lui, che lo ritengono una persona competente, accettando le sue opinioni e richiedendo il suo punto di vista nelle discussioni. Questa flessibilità degli adulti permette al figlio di sperimentarsi all’esterno e di costruire relazioni significative restando a far parte di un contesto familiare protettivo.
Succede, tuttavia, che in alcune famiglie i genitori assumano prevalentemente una funzione di divieto attraverso mezzi coercitivi o fondati sulla colpevolizzazione. Viceversa, non mancano genitori che assumono atteggiamenti complici accettando incondizionatamente i comportamenti del figlio, dando vita ad un’inversione di ruoli negativa e pericolosa. Ancora più difficile è il processo di orientamento del ragazzo nel caso in cui le due diverse tendenze siano presenti contemporaneamente in entrambi i genitori. Se i compiti di guida e di controllo da parte del genitore sono troppo deboli, il ragazzo corre il rischio di danneggiarsi in quanto non sufficientemente contenuto. Di contro, genitori eccessivamente dominanti possono ostacolare il processo di maturazione impedendo contatti con i pari o altri adulti significativi che possono rappresentare dei modelli di riferimento.
Le difficoltà maggiori nel rapporto genitori e figli si manifestano in particolare nell’incomunicabilità e nei conflitti. Il conflitto non è un evento assente o negativo nelle famiglie più funzionali alla crescita del figlio, anzi può svolgere una importante funzione positiva perché promuove cambiamenti. Quello che caratterizza una famiglia funzionale è la capacità di abbandonare strategie di soluzione di problemi che si sono dimostrate inefficaci.
Non sembrano molto frequenti i casi in cui i ragazzi sembrano instaurare un dialogo con i genitori sui loro problemi personali. Nel periodo dell’adolescenza si assiste ad un’oscillazione di apertura e chiusura dei patterns comunicativi a causa di una difficoltà a comunicare con chi gli adolescenti vivono come diversi, troppo grandi per poter comprendere il loro punto di vista. Tipico dell’adolescenza è, infatti, la voglia e il desiderio di tenere le emozioni ed i pensieri per sé, evitando di condividerli con le persone dalle quali si cerca di differenziarsi. L’adolescente molto spesso non desidera parlare delle sue cose perché crede di non poter essere compreso fino in fondo né dai genitori né dagli insegnanti. Nell’ impaziente attesa di essere compreso adotta la tecnica del silenzio, preferendo condividere le sue emozioni con il gruppo dei pari.
Caratteristiche della comunicazione funzionale all’interno della famiglia sono la capacità di esporre i problemi, il riconoscimento dei conflitti e la loro discussione, la consapevolezza di come si è percepiti dagli altri membri della famiglia, la libertà di comunicare speranze, paure e aspettative, la tolleranza per la differenza di opinione, la chiarezza dei messaggi. E’ fondamentale che le figure di riferimento cerchino un modo di comunicare, sostenere e rassicurare il ragazzo riguardo a ciò che sta provando. L’atteggiamento con il quale tentare di entrare nel mondo dei ragazzi è quello di un ascolto rispettoso e fiducioso. Comunicare con lui significa riconoscerlo come persona, riconoscere la sua nuova identità.
In una fase di distacco dai genitori che comporta ansietà e sensi di colpa, l’identificazione dell’adolescente con un insegnante o almeno l’amicizia e il sostegno che costui può offrirgli possono facilitare il processo di autonomizzazione. Gli insegnanti sono per gli alunni delle figure di riferimento, possono essere dei modelli con cui identificarsi, da cui apprendere comportamenti che i ragazzi ritengono utili. Soprattutto in questo periodo di crescita gli alunni, nell’esprimere giudizi sui loro insegnanti, sono sensibili tanto alle qualità umane, come la capacità di ascolto e comprensione, quanto a quelle didattiche. Nel determinare le proprie antipatie e simpatie i tratti personali prevalgono.
Molti studenti sono convinti del fatto che il potere degli insegnanti che può manifestarsi con valutazioni, bocciature e sanzioni disciplinari, rappresenta un ostacolo che rende più difficoltoso il rapporto con loro.
Accade spesso che gli studenti proiettino i loro problemi personali, particolarmente quelli con i genitori, nella relazione con gli insegnanti. E’ più facile per i ragazzi opporsi agli insegnanti che ai genitori ai quali sono vincolati da profondi legami affettivi. Le relazioni tra insegnanti e studenti sono assai complesse e possono aiutare l’adolescente nel suo processo di responsabilizzazione. Perché questo accada, è indispensabile che la scuola dia ampio spazio alla partecipazione dei ragazzi che non devono essere ridotti al ruolo di ricettori passivi. Gli alunni non hanno il compito di assimilare quanto detto dall’insegnante e riprodurlo passivamente all’esame ma piuttosto di commentare ed esprimere la propria opinione su quanto viene detto. Qualora l’alunno venga considerato ricettore passivo, la scuola contribuisce a favorire l’immaturità e l’irresponsabilità.
L’iniziativa personale, la capacità di assumersi delle responsabilità, di pensare in modo autonomo non devono assolutamente essere incompatibili con il sistema scolastico.
Gli insegnanti devono essere consapevoli dell’importanza del loro ruolo nella crescita personale degli alunni tenendo sempre presente che i loro giudizi vengono interiorizzati e finiscono per influenzare e condizionare l’immagine in formazione che il ragazzo ha di sé. E’ di fondamentale importanza che gli insegnanti siano cauti ed evitino, dove possibile, di esprimere giudizi che si incollano come etichette, di classificare o confrontare tra loro i bambini, in quanto tutto questo contribuisce ad abbassare il livello di autostima che l’individuo si costruisce con fatica.
Credo che tutti gli adulti di riferimento debbano approfittare di questo spunto di riflessione poiché è loro dovere attivarsi, ciascuno nel proprio ruolo e compito educativo, per aiutare il ragazzo a vivere questo delicato periodo di crescita nel modo più sereno e meno conflittuale possibile.
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