Gianfranco Fini, Presidente della Camera
Mercoledi 30 Aprile 2008
ROMA - Dopo un "doveroso omaggio" alla figura del capo dello Stato e a Papa Benedetto XVI, seguito da un richiamo alle radici cristiane dell'Italia, Gianfranco Fini ha invitato la nuova Assemblea a dimostrare che "i deputati non sono solo una casta di privilegiati. Questo e' possibile solo con i fatti".
Facendo suo l'auspicio del presidente del Senato Renato Schifani, Fini ha aggiunto che "non siamo all'anno zero" delle riforme, molto è stato fatto ma "la XVI legislatura dovrà essere per davvero legislatura costituente".
Tutti i deputati presenti nell'emiciclo di Montecitorio hanno accolto in piedi e battendo le mani l'ingresso in Aula di Gianfranco Fini, il nuovo presidente della Camera.
"Avere istituzioni più moderne e piu' vicine ai cittadini e' interesse di tutti, rappresenta un autentico interesse nazionale", ha detto Fini, augurando che si possa ripartire dal lavoro degli ultimi mesi della Commissione Affari Costituzionali, sul superamento del bicameralismo perfetto e per avere un "federalismo solidale".
Completo grigio chiaro e cravatta rosa, su camicia bianca, Fini ha preso la parola, per il suo discorso di insediamento, tra i palchi della presidenza:il 25 aprile e il 1 maggio, ha detto, "devono essere giornate condivise da tutto il popolo italiano".
"Celebrare la ritrovata libertà del nostro popolo e la centralita' del lavoro nell'economia è un dovere a cui nessuno si puo' sottrarre. Specie se vogliamo vivere il 25 aprile e l'1 maggio come giornate in cui si onorano valori autenticamente condivisi e avvertiti come vivi e vitali da tutti gli italiani e in particolare dai più giovani".
Secondo Fini " negli ultimi anni molti passi avanti nella giusta direzione sono stati compiuti, e dalla quasi totalità delle forze politiche. Coloro che si ostinano a erigere steccati di odio o a negare le infamie dei totalitarismi sono pochi, quanto isolati nella coscienza civile degli italiani".
Fini ha poi sottolineato: "La ricostruzione di una memoria condivisa, una sincera pacificazione nazionale, nel rispetti della verità storica, tra vincitori e vinti di ieri sono traguardi ormai raggiunti, anche per il nobile e coraggioso impegno di due Presidenti della Repubblica: Francesco Cossiga e Carlo Azeglio Ciampi".
"Un'insidia alla nostra libertà e alla democrazia esiste tutt'ora. Non viene dalle ideologie antidemocratiche del secolo scorso ormai superate, ma dal diffuso e crescente relativismo culturale".
Si tratta, prosegue Fini, della convinzione secondo cui "la libertà è assoluta pienezza di diritti e totale assenza di regole. La Libertà è minacciata quando in suo nome si teorizza l'impossibilità di definire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato". Secondo Fini, è responsabilità della politica e delle istituzioni rispondere a questa "minaccia", puntando "sull'educazione dei giovani e sulla diffusione del sapere".
"La perdurante tragedia delle cosiddette morti bianche offende la coscienza di ognuno, non può e non deve essere considerata come ineluttabile, ma deve generare uno sforzo comune a tutte le istituzioni perché ad essa si ponga rapidamente fine", ha detto ancora Fini.