Venerdi 31 Ottobre 2008
ROMA - In Italia si voterà per le elezioni europee il 7 giugno 2009. Lo ha rivelato il segretario generale del Parlamento europeo Harald Romer in un'intervista all'ANSA.
In Italia è in atto un vivace dibattito sulla legge per le votazioni di giugno, le prime a 27 paesi per l'unica istituzione dell'Ue eletta a suffragio universale. Infatti non esistono, tra i paesi europei, regole comuni.
"Ogni Stato può adottare disposizioni nazionali per le elezioni europee.- ha ricordato Romer - alcuni hanno grandi circoscrizioni, altri circoscrizioni regionali. C'é molta diversità ma spero che nel futuro potremo avere più elementi in comune. Per ora quello che ci accomuna sono il sistema proporzionale e le liste. Anche in Gran Bretagna dove per tanto tempo si era preferito il collegio uninominale, ora ci sono circoscrizioni con liste di più candidati".
I membri dell'Euroassemblea da eleggere saranno 736, 751 in caso di ratifica in tempo utile del trattato di Lisbona (attualmente i membri sono 785).
Lo scoglio da superare nella consultazione elettorale di giugno resta però quello dell'astensione, per lo scarso richiamo che l'Europa ha nei confronti degli elettori. "Dalle prime elezioni europee del 1979 abbiamo visto la partecipazione diminuire e nell'ultima tornata del 2004 è arrivata sotto il 50% se facciamo la media per tutti i paesi Ue".
L'europarlamento eletto a giugno, tra l'altro, avrà maggiori poteri di co-decisione, ma solo se entro quella data sarà ratificato il trattato di Lisbona. Alcune novità ci saranno ugualmente, indipendentemente o meno dall'introduzione del nuovo testo che dovrà regolare l'attività delle istituzioni dell'Ue.
Tra l'altro entrerà infatti in vigore il nuovo statuto dei deputati europei che comporterà una revisione degli stipendi dei deputati, oggi molto diversi perché equiparati, in ogni paese, a quelli dei parlamenti nazionali.
"In alcuni casi, come quello dell'Italia, gli stipendi saranno più bassi, in altri come quello della Spagna, più alti. Il principio che abbiamo voluto far passare - ha sottolineato Romer - è quello che allo stesso lavoro corrisponda lo stesso stipendio".