Taranto, Ilva
Venerdi 31 Ottobre 2008
TARANTO - Nei camini dell'Ilva di Taranto potrebbe esserci materiale radioattivo. E’ quanto paventano Paola D’Andria, dell’Associazione italiana leucemie (Ail), Lea Cifarelli, del Comitato per Taranto, e Alessandro Marescotti, di PeaceLink, che hanno inviato una lettera al ministro dell’ Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, per chiedere loro di verificare se anche nel capoluogo jonico esista questo pericolo.
"Nelle acciaierie del Regno Unito – osservano gli ambientalisti – hanno verificato che dai camini della diossina può uscire una significativa quantità di Piombo 210 e Polonio 210, isotopi radioattivi derivanti dal decadimento dell’Uranio 238, e le misurazioni della radioattività hanno dato valori superiori alla soglia di rilevanza".
"Gli impianti britannici di agglomerazione – osservano ancora nella lettera inviata a Prestigiacomo e a Vendola – apparterrebbero alla stessa categoria (sinter plant) in cui rientra anche l’impianto di agglomerazione dell’Ilva di Taranto".
Gli ambientalisti ricordano che "il governo britannico si è preoccupato della salute dei cittadini sia per la diossina sia per la radioattività prescrivendo limiti che in Italia non sono mai entrati in vigore" e chiedono di "controllare che anche a Taranto non vi sia questo pericolo radioattivo applicando, nel caso, il principio di precauzione che interviene quando in campo scientifico emerge un ragionevole dubbio".