Domenico Laforgia
Martedi 30 Settembre 2008
LECCE - Il presunto caso di «parentopoli» a Beni Culturali dà l’occasione a Gina Damiano, Manfredi De Pascalis e Antonio Magurano di presentare una interrogazione urgente al rettore dell’ateneo, Domenico Laforgia.
Chiarezza, trasparenza, procedure alla luce del sole: è quanto chiedono i tre dopo le nebulose operazioni che hanno consentito ad un diplomato, parente di uno degli esaminatori appartenente ad una sigla sindacale, di ottenere un posto destinato ad un laureato con contratto di collaborazione continuata e continuativa (Co.co.co).
«Cogliamo l’occasione per chiedere procedure più trasparente e corrette, soprattutto alla vigilia di una serie di delicati concorsi», dice Manfredi De Pascalis. Al rettore dell’Università del Salento si chiedono soprattutto due cose: affidare al sorteggio la composizione delle commissioni esaminatrici dei concorsi, in modo da evitare o quanto meno rendere del tutto casuale incontri ravvicinati tra parenti in sede di concorso; far gestire queste procedure concorsuali ad un dirigente in modo da chiarire chi ha la responsabilità amministrativa e contabile di determinati fatti, altrimenti destinati a disperdersi nella nebbia, tra le carte della burocrazia universitaria. Attualmente molti concorsi sono gestiti dai Dipartimenti o comunque da sedi periferiche: «Nelle quali ognuno fa quel che vuole, non c'è nessun dirigente che svolge un ruolo di controllo sulla legittimità degli atti», denuncia De Pascalis.
Domenico Laforgia è chiamato dunque a rispondere su diversi punti: intanto se la notizia di una «Parentopoli 2» (dopo i casi di inizio anno scoppiati nell’Accademia di Belle Arti) sia fondata e se tra i membri di quella commissione sia stato inserito un rappresentante sindacale, «in contrasto con quanto stabilito dall’art. 35 del D. Lgs. 165/2001».
Inoltre vengono chiesti provvedimenti per regolamentare tutta la materia del reclutamento del personale e del conferimento di incarichi e consulenze, «in modo da garantire la tanto auspicata trasparenza e meritocrazia»; attribuire esclusivamente alla dirigenza la responsabilità amministrativa e contabile delle procedure in questione; introdurre il meccanismo del sorteggio tra tutti gli esperti nelle materie di concorso per la composizione delle commissioni giudicatrici «per garantire la casualità delle scelte e una maggiore trasparenza».