Venti minuti di applausi al Teatro Petruzzelli di Bari per “C’era una volta la città dei matti”, la fiction dedicata alla storia di Franco Basaglia, lo psichiatra che 31 anni fa regolò l'assistenza psichiatrica in Italia e chiuse i manicomi.

Fabrizio Gifuni
BARI - E al Petruzzelli arrivò la standing ovation, ben venti minuti di applausi al Cast commosso presente in sala.
Il pubblico manifesta così, inaspettatamente, applaudendo in piedi, la propria massima approvazione, non per un produzione internazionale, non per un film d’ autore, bensì per lo snobbato genere fiction.
In realtà si tratta di una fiction di grande qualità che nulla ha da invidiare al grande cinema. Una fiction unica nel suo genere, rivoluzionaria per i suoi contenuti, lontana dal buonismo di santi ed eroi cui ci ha abituato la Rai negli ultimi anni. Un prodotto di alta qualità, dai contenuti molto forti su una delle più grandi conquiste, in tema di diritti: la restituzione dei diritti civili alle persone con disagi mentali e la conseguente chiusura dei manicomi.
“C’era una volta la città dei matti” di Marco Turco, in anteprima mondiale al Petruzzelli, narra la storia della grande avventura umana e professionale del dott. Franco Basaglia, dal suo approccio umano ai manicomi, alla loro trasformazione ed infine alla loro chiusura col reinserimento dei pazienti nel cosìdetto mondo civile.
C’ erano una volta, e per fortuna non ci sono più i manicomi, strutture fatiscenti ridotti a veri e propri lager che riservavano ai propri ospitti i più crudeli trattamenti disumani, dalla violenza fisica all’ eletroshock.
Ritenuti diversi dalla società, matti appunto, le persone con disagi mentali, molti dei quali traumatizzati dagli orrori della vicina grande guerra, venivano legati sradicati dal proprio tessuto sociale, dalla propria famiglia, dal mondo esterno, venivano privati della propria identità e dei più elementari diritti civili, ridotti ad una condizione di alienamento totale, uno stato brado bestiale.
Franco Basaglia, divenuto direttore di uno di questi centri tenta con successo un nuovo approccio dal volto più umano, riformista dei tradizionali metodi psichiatrici.
Basaglia diventa con la sua battaglia, un modello da seguire, ma la strada è tutt’altro che facile.
L’ ignoranza crea la paura e la società civile che fino ad allora li ha considerati dei diversi teme che queste persone, una volta libere, possano avere atteggiamenti violenti.
E i pretesti non mancano per attaccarlo quando una paziente resta incinta ed un altro uccide la moglie, così la battaglia finisce anche in tribunale.
Il suo metodo innovativo era infatti destinato a scontrarsi col vecchio mondo accademico, fedele ai vecchi metodi violenti ritenuti più efficaci.
Ma il vecchio e il nuovo si scontrano all’ interno dei manicomi, così come fuori da quelle mura, nella società civile.
E’ il 1968, anno che da inizio ad un periodo di grandi stravolgimenti, in cui l’ impossibile diventa possibile.
Come l’ emancipazione della donna, la rivoluzione sessuale, proprio in questi tempi nasce e si sviluppa la grande avventura di Basaglia nel campo psichiatrico.
A sostenerlo soprattutto gli studenti e le nuove generazioni, decisamente più informate, più consapevoli rispetto ai predecessori.
I suoi successi sono subito evidenti, la sua fama supera i confini e presto anche la stampa internazionale e l’Organizzazione mondiale della Sanità se ne occupano.
Il suo modello si diffonde, diventa popolare, finquando non si deciderà di fare una legge che oggi porta il suo nome, la legge Basaglia.
In platea per tutta la lunga durata della proiezione (180 minuti) il pubblico è rimasto immobile, concentrato, pienamente assorto in assoluto silenzio fino allo scroscìo di un lungo ed interminabile applauso.
La fiction, prodotta da Claudia Mori, grande assente all’anteprima per problemi privati, è pienamente riuscita, gli stessi attori che hanno visto il film interamente montato solo ieri durante l’anteprima al Petruzzelli, ne sono rimasti insoddisfatti
Nessuno si aspettava così grande partecipazione da parte del pubblico.
Marco Turco ha dimostrato di essere un grande regista capace di trattare materia non facile quale quella dei manicomi senza cadere nei soliti clichè melodrammatici, tutt’altro, la drammaticità delle vicende si alterna a spassosissimi sketch di attori eccezionali, tra cui molti realmente con disagi mentali.
Memorabile l’ interpretazione dell’ attore di Fabrizio Gifuni, il ruolo di Franco Basaglia sicuramente lo renderà famoso al grande pubblico, quando i prossimi 7 e 8 febbraio la grande fiction verrà trasmessa, in due puntate, in prima visione tv su Raiuno.
Francesco Mattia Ferrara
francescomattia.ferrara@yahoo.it
La vera figlia di Basaglia e Fabrizio Gifuni