La crisi economica impone una nuova mentalità amministrativa anche per il verde pubblico.

Dott. Bruno Vaglio, agronomo e naturalista
NARDO' (Lecce) - Sono circa tre settimane, da quando è terminato il servizio di manutenzione del verde pubblico comunale gestito dalla ditta Bianco Igiene Ambientale, che non si interviene sul patrimonio vegetale della città di Nardò.
Se ciò non è ancora un male in senso generale, lo è invece, e molto, per quelle piante di recente messa a dimora come le alberate di piazza Diaz e corso Galliano.
Pur trattandosi di specie aridotolleranti, esse attraversano attualmente il periodo più critico del loro sviluppo. E’ difatti durante la prima estate, (meno nella seconda e ancor meno nella terza) che occorre sussidiare tali giovani piantagioni con periodici interventi irrigui di attecchimento secondo una precisa strategia agronomica tesa a renderle robuste e indipendenti nel giro di qualche anno.
Per arancio amaro, jacaranda, fico australiano, leccio, pruno purpureo, gingko, queste le essenze botaniche attualmente in forte stress idrico vi è il rischio di avvizzimento (appassimento irreversibile). Per esse urge l’immediato ripristino dell’irrigazione estiva.
Queste giovani alberate pare scontino fin dal loro principio le carenze gestionali che da sempre caratterizzano il verde della Città.
Questo episodio, ma potrei raccontarne a decine, a denuncia che non è più eludibile un responsabile piano del verde pubblico improntato a organizzazione, programmazione ed efficienza (e non per questo più costoso, anzi!) con attenzione alle priorità in un quadro pluriennale di intervento che tenda a colmare l’atavico ritardo strutturale del settore per mantenere ed accrescere questa preziosa risorsa ambientale.
E’ bene ricordarlo, il verde non è un lusso. Neppure in tempi di crisi. Andrebbe piuttosto auspicata maggiore efficienza.
Il verde che intendo è ovviamente quello ecologico.
Il verde ecologico non è fonte di sprechi e incongruenze progettuali gestito secondo il principio del minimo (ma indispensabile!) intervento. E’ un verde capace di elargire a pieno tutti i servigi di una economica macchina ecologica diffusa che trasforma “magicamente” i nostri rifiuti gassosi in armonia e bellezza.
Il verde è da intendersi più come un processo che come un progetto, dove il simbiotico rapporto uomo – piante, implica la imprescindibile figura del giardiniere appassionato e competente. Giardiniere rispettoso della natura sua maestra che interviene, a partire dalla corretta impostazione di parchi, viali e giardini, non tanto per correggerla ma piuttosto per renderla compatibile con la città.
Queste osservazioni, che qualcuno guarderà come idee romantiche di un naturalista in un ozioso pomeriggio estivo, possono essere anche intese come suggerimenti tecnici di civica utilità, di uno che da tempo fa dell’esperienza propria e altrui (soprattutto!), un capitale in grado di dar luogo ad un sistema vegetale sostenibile, l’unico che ormai possiamo permetterci. Della serie: doveva arrivare la crisi per agire bene!
Sono persuaso che la congiuntura economica, per dirla con Latouche, è un fatto positivo (anche) per il verde: dovrebbe aiutare a spendere meno e meglio. Ciò può avvenire solo se viene dato giusto peso alla conoscenza.
Spero che queste brevi note di “filosofia verde” possano servire a illuminare le menti di amministratori e dirigenti alle soglie del nuovo appalto del verde pubblico della città.
Bruno Vaglio