Il comune di Nardò, in questi giorni, ha dispiegato i suoi potenti mezzi per trasmettere sul suo sito “dalle ore 20-21 ogni sera” e “in Diretta-web” nientepopodimenoche “le finali di batteria del torneo di biliardo".
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Nardò (Lecce), Palazzo Municipale
NARDO' (Lecce) - Il comune di Nardò, in questi giorni, ha dispiegato i suoi potenti mezzi per trasmettere sul suo sito “dalle ore 20-21 ogni sera” e “in Diretta-web” nientepopodimenoche “le finali di batteria del torneo di biliardo in corso a Nardò, fino a domenica 5 aprile, presso il Centro Sportivo Biliardistico di via Tasso”.
“Gli appassionati” – si legge nella “incoraggiante” premessa “hanno potuto seguire le gare più avvincenti comodamente da casa propria, sul monitor del proprio computer”. Tale decisiva e meritoria iniziativa si è svolta “in collaborazione tra Amministrazione Comunale, Ass. allo Sport ed Aff. generali, Uff.Stampa, Medea Informatica e Centro Sportico Biliardistico”.
Che dire? Tale spiegamento di tecnologia e risorse “disumane” per trasmettere un evento così determinante, sul piano della portata e del valore per la città e la comunità mi ha fatto inorridire. Sulle prime ho pensato: ”ragazzi, me lo sono perso”.
Poi riflettendo sono arrivato alla considerazione che forse l’evento storico “non produrrà moltissimo rispetto alla necessità di accrescere la partecipazione dei cittadini e la trasparenza della politica locale”; e, pensandoci bene, forse non consentirà nemmeno di “elevare il semplice cittadino al grado di conoscenza e consapevolezza che già possiede chi è chiamato a rappresentarlo”.
La trasmissione via web del consiglio comunale e soprattutto delle “colorite” e agguerrite riunioni di giunta avrebbe invece potuto rappresentare un momento qualificante che avrebbe messo tutti in condizione di conoscere, fin nel dettaglio e con adeguata tempestività, gli argomenti all'Ordine del Giorno delle assemblee municipali, e delle riunioni dell’esecutivo.
Ma l’arroccata e miserrima classe politica nostrana ritiene che gli atti di giunta siano affar di lor signori. E sul sito, orrendo per la verità – e mi si passi l’eufemismo – non ve n’è traccia.
Forse sarebbe davvero il caso di accendere un faro sull’evoluzione di vicende e atti che incidono in maniera determinante sulla vita della comunità. Se non altro per aver contezza delle immani risorse dilapidate qua e là attraverso incarichi di collaborazione che lasciano il tempo che trovano o iniziative che entusiasmano le giovani generazioni.
Lo scorso 30 Marzo si è costituita l'associazione politico culturale “Movida la città rinasce”, con l'intento di smuovere la politica di Nardò. Presidente è stata eletta Federica Calò, Vicepresidente Maicol Natale. Coordinatrice del gruppo è stata indicata la promotrice dell'iniziativa, Valentina Siciliano.
“Io – confessa la ragazza - ho fondato un gruppo su Face' dal titolo “un'altra Nardò è possibile”, “che ha avuto subito tantissimi iscritti. Quindi sono passata su MSN è ho contattato alcuni miei amici molto ferrati. Ed ecco il gruppo. Ragazzi e ragazze che si sono stancati della solita solfa che il sindaco di Nardò e tutta la corte elemosinano alla città. Nardò ha i numeri per fare molto di più. Può diventare una nuova Rimini. Ma chi governa se ne sbatte e la lascia svaccare tra polvere e munnizza. Noi vogliamo invece una città da fare invidia, luccicante e scintillante, piena di grana e bella gente. E si può fare: iniziando a mandare via questi vecchi”.
Non commento il testo ma la percezione che i giovani hanno della classe politica nostrana è evidente... Non si illudano, i ragazzuoli, che i mediocri politicanti di casa nostra comincino certo a farsi un esamino di coscienza. Aprire le finestre di quel maniero che è Palazzo Personè e rendere pubbliche le decisioni resta una chimera. Eppure potrebbe essere uno spiraglio di luce nel mare torbido della assoluta ed evidente assenza di trasparenza.
Una cosa che pesa come un macigno sull’agire dei decisori politici e della burocrazia, (spesso a braccetto come appassionati amanti di lungo corso) in seno agli enti locali. Certo che vedere quattro politici che si accapigliano per un piatto di ceci non sarebbe uno spettacolo decoroso.
La trasparenza negli atti potrebbe però stimolare e accrescere anche “il grado di responsabilizzazione del rappresentante politico, avvicinandolo al cittadino, da cui – oramai - è lontano anni luce”.
Marco Marinaci