«Siamo stati svenduti dal ministro pugliese, da un ascaro che ha accentrato a sè i fondi strutturali e del quale mi vergogno da pugliese», ha detto il segretario regionale del Partito Democratico.

Michele Emiliano
BARI - Il segretario regionale del Partito Democratico della Puglia, Michele Emiliano, ha confermato dal palco del teatro Piccinni, la «decisione di ricandidarsi a sindaco di Bari», e «per questo - ha detto - non posso restare capo politico di un partito. Non si possono fare due cose in una bene per molto tempo, ma solo in una fase breve» e, petanto, «dopo le lezioni, se dovessi scegliere rassegnerò le dimissioni da segretario del Pd», nonostante l'importante esperienza politica vissuta.
«Ho bisogno, ed è indispensabile – ha sottolineato - che chieda il permesso di fare il candidato sindaco senza interferire più del necessario con l’attività del partito».
Nel suo discorso Emiliano non ha mancato di criticare aspramente il ministro Raffaele Fitto.
«Il centrodestra della Puglia, cosa che i giornali non stanno ancora scrivendo – ha insistito Emiliano – è deflagrato, l’unica persona che ha la capacità di capire queste cose relative al Mezzogiorno, è Adriana Poli Bortone che li ha mollati».
«Siamo stati svenduti dal ministro pugliese, da un ascaro che ha accentrato a sè i fondi strutturali e del quale mi vergogno da pugliese, un uomo senza onore che ci costringe a tenere chiuso il teatro Petruzzelli con scuse banali e burocratiche», ha sottolineato Michele Emiliano, riferendosi, inizialmente senza citarlo, al ministro per i rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto.
Michele Emiliano ha fatto poi riferimento alle politiche del governo su Fas e fondi strutturali. «Fitto ha deciso di accentrare a sè – ha sottolineato Emiliano – i fondi strutturali e in questo modo dieci anni di discussione sui piani strategici della Puglia sono stati gettati via».