MANCINO A BARI PER INAUGURAZIONE ANNO GIUDIZIARIO
Data: Sabato 31 Gennaio 2009
CRONACA



«C'è un diritto della maggioranza di governare ma - ha rilevato il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino - c'è anche un dovere di dialogare per fare le riforme, non siamo ai tempi della stabilità dei governi ma della precarietà».


Nicola Mancino


BARI – «Al Capo dello Stato dobbiamo essere ricoprenti perché non c'è settimana che non faccia sentire la propria voce di invito alle forze politiche perché venga ripreso il dialogo, un dialogo che non c'è da moltissimo tempo, l’ultima volta il dialogo in Parlamento c'è stato quando è stato promulgato l’ultimo codice di procedura penale, già nato vecchi ed inadeguato perché non in grado di rispondere ai principi di snellezza del processo».

È quanto ha affermato  il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Nicola Mancino, intervenuto stamani a Bari in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. 

«Dal 1988 – ha ricordato Mancino – i tentativi che sono stati più insistiti sono quelli sulle riforme costituzionali, tentativi mal riusciti perché quando non c'è convergenza difficilmente una riforma va in porto. C'è un diritto della maggioranza di governare ma – ha rilevato ancora il vicepresidente del Csm – c'è anche un dovere di dialogare per fare le riforme, non siamo ai tempi della stabilità dei governi ma della precarietà. Per questo – ha detto ancora Mancino – bisogna avviare un dialogo parlamentare senza pregiudiziali e pregiudizi sulle posizioni diverse, se vogliamo affrontare il problema della ragionevole durata e del processo giusto bisogna non avere iattanza e non avere presunzione di essere nel vero».

Per quanto concerne l'obbligatorietà dell’azione penale, ha evidenziato  il vicepresidente del Csm, «quando ne ho parlato mi sono cadute molte critiche, invece dobbiamo stare all’obbligatorietà dell’azione penale, altrimenti imbocchiamo la strada della discrezionalità che è anche la strada dell’arbitrio».

 «La discrezionalità che sfiora l’arbitrio non è possibile in un Paese civile come il nostro – ha insistito – anche se oggi i giornali ci fanno più africani che europei; occorre trovare un contemperamento tra azione di controllo della discrezionalità ed esigenza di vedere quali reati destano maggiore allarme sociale, ma va bene in una fase intermedia, ma per andare a regime deve essere ribadito il principio dell’obbligatorietà».





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