In politica tutto è possibile, compresa l’eventualità che l’attuale maggioranza di centrosinistra possa acquisire - tra una crisi e l’altra - “stabilità, operosità amministrativa e una visione lungimirante condivisa sul futuro della Città”.

NARDO' (Lecce) - Fino all’altroieri ero fermamente convinto che in Italia ci fossero soltanto due cose ineluttabili: le tasse e i morti sul lavoro.
Oggi, dopo l’inaspettato intervento sulla situazione politico-amministrativa neretina della senatrice Maria Rosaria Manieri, persona autorevolissima, della quale ho sempre avuto grande stima e sincera ammirazione, mi sorge il dubbio che possa esserci una terza ineluttabilità: l’amministrazione Vaglio.
E a tal proposito mi viene in mente la teoria, a mio parere innovativa, formulata agli inizi del 2000 dal sociologo francese Pierre Bourdieu, per il quale tutti i discorsi dei soggetti politici che ascoltiamo, nonostante pensiamo di dimenticarli velocemente, si depositano nel nostro sistema cognitivo, creando così una sorta di abitudine alla politica e di “rappresentazione della politica”.
La questione fondamentale è quella di riuscire a pensare la politica senza pensarla politicamente; e la politica è difficile da pensare, poichè non la si conosce mai del tutto. La familiarità che pensiamo di avere con la sfera politica - dovuta principalmente all’azione dei media – rappresenta il principale ostacolo alla conoscenza del mondo politico: si pensa di aver compreso tutto quando invece non è chiaro nulla.
A questo punto sorgono spontanee almeno quattro domande essenziali, le cui risposte appaiono ardue:
-
i politici possono continuare a trasmettere illusioni?
-
come possono essere coniugate cultura e politica?
-
chi entra nel campo politico deve professionalizzarsi, deve cioè imparare a comportarsi politicamente ed a partecipare a quella che il Bourdieu definisce politica politicante?
-
il principio di rappresentatività implica dei precisi doveri nei confronti degli elettori rappresentati?
Il discorso diventa alquanto complesso ed è preferibile escogitare un modo “altro” di pensare la politica e limitarsi ad osservare e vivere “la quotidianità” dell’attuale classe politica, assolutamente autoreferenziale, fine a se stessa, che non dialoga e non coinvolge il cittadino.
Questo stato di cose permette di trasmettere illusioni e far accettare acriticamente e supinamente qualunque determinismo, pur nella consapevolezza, a volte, che la rassegnazione di non avere alternative avvilisce la volontà, mortifica la dignità delle persone e porta inevitabilmente alla ineluttabilità degli eventi.
E l’ineluttabilità è inaccettabile sul piano etico, dannosa su quello politico e letale per la democrazia: la morte è un evento ineluttabile.
L’alternativa all’Amministrazione Vaglio c’è ed è il ricorso alle urne, ossia la restituzione del mandato popolare al popolo sovrano.
Guai se non fosse così! E del resto appare oltremodo improbabile che la Città del Toro non riesca a sopravvivere alla catastrofe derivante dalla fine anticipata del “governo” di centrosinistra. Così come non può non ingenerare uno stato di particolare disagio psicologico l’affermazione dell’assenza, al momento, di “alcuna alternativa” al Vaglio sex ed alla sua incerta e tormentata maggioranza.
Nel frattempo, è improbabile che qualcosa di nuovo possa accadere in tempi brevi a Nardò e ai neretini – la poltrona alla fine farà ritrovare “le ragioni dello stare insieme”; ma in politica tutto è possibile, compresa l’eventualità che l’attuale maggioranza di centrosinistra possa acquisire - tra una crisi e l’altra - “stabilità, operosità amministrativa e una visione lungimirante condivisa sul futuro della Città”.
In ogni caso rimane pur sempre “lo scatto d’orgoglio” e la possibilità di evocare l’emblema cittadino (“TAURO NON BOVI”), che ha rappresentato per tutti i neretini – anche in un recente passato - l’orgoglio del presente e la speranza per il domani.
Angelo Losavio