Lunedi 22 Marzo 2010
L'OMBRA DELLA LUCE
"sospesa tra arte e design"
di Carmen De Stasio
Un’energia infinita pervade le opere dell’artista-designer Daniela Chionna. Un fresco senso di continuità con le radici si intona con il gusto estetico, la solidità creativa e la consapevolezza di svolgere un ruolo di congiunzione tra culture e tempi diversi, dimensionate e proiettate nello spazio-ambiente come simboli di un’espressione distintiva, punto di vista personalissimo della realtà e del suo trasmigrare plastico verso il nuovo.
La struttura appare come organizzazione anti-convenzionale, anti-lineare, in cui la suggestione cromatica adegua l’interpretazione dell’artista che la assimila secondo il proprio ritmo, la eleva a creazione finale di un percorso di indagine intellettuale sull’appropriatezza del linguaggio da utilizzare per costruire l’impalcatura tra quelli che definisco nessi tra intenzione e narrazione-rappresentazione organica di simbolo di un’evoluzione costante e mai palindroma, che supera le determinazioni classiche e promuove una versatilità che esplode da un fulcro sempre variabile tanto nella prospettiva, quanto nella collocazione fisica ed epocale. Ne risulta una costruzione olistica complessa, nella quale ogni elemento - dalla versatilità delle componenti materiche alle conseguenti frazioni di luci ed ombre - assume una significazione in sé e per il tutto: in un evocativo tourbillon pezzi di materia e scolpita luce procedono oltre la compattezza geometrica e creano, infine, dalla destrutturazione, il volto nuovo di una danza sobria, in cui l’anima delle cose inanella una congiunzione libera con le emozioni suggerite da sensazioni di calore, protezione, algidità, evasione, intromissione, combinazione, senza contrapposizioni, senza falsi incantamenti e riconducibili sempre all’individuo nel suo non luogo eterno.
Si tratta di una ricerca il cui scopo é impregnare di vitalità l’azione stessa dell’arte: mediante la poliedricità dei materiali Daniela Chionna crea vere condizioni di meditativo effetto, che muovono da un’arcana tensione che annulla l’oggettiva percezione ed esplode in eclettiche ed originali spazialità. Nella concentrazione meta-artistica concessa da un linguaggio straordinario, l’artista costruisce un impianto che si basa sull’incastro di materiali silenziosi (talora si tratta di scarti), e pregiate componenti senza sovrapposizioni, senza che il tutto si frantumi in una fusione irreale e lascia che ogni tassello sia percepibile nel proprio genere, risolvendo in un’originale miscellanea di linee curve ed anse luminescenti in un’ambientazione scenica di estrema raffinatezza.
In realtà un sogno che duri oltre il sonno appare la qualità radicata nell’arte condensativa di Daniela Chionna, per la quale si potrebbe parlare di comunione dentro-fuori, con un passaggio che avviene in maniera decisa e fluttuante, con una percezione che non ragguaglia mai se stessa e che governa il tempo e lo spazio dimensionandoli in relazione al punto di vista, al proprio momento e alla contaminazione interno-esterno, alba-crepuscolo giorno-notte. Luce-ombra. Ombra di luce. Ombra che non fa ombra, che assume l’aspetto di essenza primordiale e che nobilita gli spazi con l’intermittenza di oscurità. L’operazione artistica ricalca perfettamente il percorso dell’individuo che ambisce a raggiungere l’oltrelimite della sensibilità visiva e si spinge nei recessi della psiche, premessa essenziale ad un’elaborazione concreta e metaforica di libertà mediante l’impronta di un astratto logico o di un logico astrattismo, secondo cui la composizione diviene essa stessa una performance, uno spettacolo caleidoscopico di materici effetti, di condensanti arcobaleni, di pensamenti e grovigli di luci in penombra, dove l’inizio e lo sviluppo tramano fino ad obnubilare la conclusione, perché la realtà è in continua trasformazione.
L’artista scolpisce la materia cogliendo della realtà elementi stranianti per comprenderla totalmente giacché, parafrasando Marcel Duchamp, l’incantamento artistico avviene attraverso la trasformazione in espressione d’arte di ciò che artistico non é. Il senso estetico delle cose ha soluzione esattamente nella non contiguità, nell’inattesa bellezza che esiste nell’occhio di chi guarda, di colui il quale possiede la capacità di introiettare il significato delle cose; ha valore nella versificazione libera di attualizzare una meta-oltre cortina realistica che diviene rappresentazione scenica obliqua. Evoluzione di trasparenti note che emergono da una spazialità inventata, esibita oltre le costrizioni, che accoglie la luce esterna in un ritmo incalzante e ne condensa la vitalità, esalta l’intensità delle coincidenze materiche che compongono ilrecinto di luce.
Lasciandosi inebriare da suggestioni epocali, circostanziali, fisiche e metafisiche, nella silloge mimetica l’artista geometrizza lo spazio in una sintesi compositiva controllata, con un cromatismo che ingloba l’armonia del pensiero.
Mi piace pensare a Daniela Chionna artista neo rinascimentale per il senso e il segno di natura che trabocca dalle sue creature, determinate da un personalissimo ordine che spiega la densità prospettica, il percorso di conoscenza storica e di profonda indagine psicologica. Simbolo e deflagrante espressione sincretica di una liquidità che scioglie nodi e vincoli, si spande nell’ambiente e permea di soffusa luce l’atmosfera, divenendo atmosfera essa stessa e concedendo la bellezza di un ritmo totalizzante di cose, musica, vitalità.
La fonte artificiale di luce diventa dunque metafora del processo di indagine dell’individuo integrato e mai nullificato dal circostante, dal quale anzi trae motivo di coincidenza, divenendo individuo-arte, individuo-storia. Momento di essenza e di esistenza, che va a generare una sorta di continuità e reciproco assorbimento tra la creazione e l’ambiente, con un respiro ora di aperta spazialità, ora di quieto silenzio, in cui la proiezione della composizione artistica si diffonde nella sinuosità della luce in virtù di una plasticità che si adegua agli spazi e ai tempi e dalle riflessioni di questi si lascia manipolare come opera che parla con la voce di un’armonia avvolgente.
Linee e strutture, pieni e intermezzi sono orchestrati sulla base di un’onomatopoeia di suono e parola-segno, ed ogni elemento apparentemente costretto con altri di diversa specieconserva inalterata la propria dignità, diviene tassello di un viaggio consolidato dall’esperienza culturale, di intensa meditazione. L’essere nelle cose e accanto alle cose distingue un approccio meramente intellettuale che scivola come flusso d’acqua, ritemprato dalla caleidoscopica visione di azioni di luce che si dilatano in intervalli visivi aperiodici, in una sontuosità in cui le parti assumono valore efficace nella contemporaneità percettiva che motiva l’azione dell’artista, che va a ricomporre in una circolarità vissuto e odori, percorsi naturali e progressione scientifica con uno sguardo aperto su una mediterraneità sempre attuale e presente.
Nella luce le opere di Daniela Chionna liberano un cromatismo rivelatore di pensiero nell’irripetibilità del momento di percezione.
Nell’ombra enfatizzano parole intarsiate senza segni di interpunzione, che incanalano nella linea curva e continua timbri tonali energici in un florilegio di trasparenti note che diventano inevitabilmente immagini di una poesia raccontata a tinte forti e lievi. Corpo e odore di vita, composta e rigorosa espressione di una sinossi simbolica, nella quale le onde del disegno descrivono una storia dell’uomo con stravolgimenti e convergenze fino a comporre un tracciato morbido che si rappresenta come evento in sé e nell’insieme supera l’ovvietà della prospettiva frontale in un atipico movimento ritmico. L’inattesa visione è la speculare espressione di un incontro costante tra reale materico e idea, elevazione contemporanea della formulazione prospettica dell’arte che si afferma come mescolanza di culture, luoghi, epoche e tracce di essenze oltre la presunta impossibilità di conciliare valori etici afferibili alla diversità.
Galleria d'Arte Contemporanea – Globalart - via Ugo Foscolo,29 - Noicattaro (Bari)
dal 28 marzo al 28 aprile 2010
Inaugurazione: giorno 28 marzo ore 19:00
Presenta: Prof. Carmen De Stasio - critico d'arte – saggista
Interverrà: Rosa Didonna - gallerista