Sabato 13 Marzo 2010
Gran Premio della Giuria a Cannes, premio Louis-Delluc (in Francia Miglior Film dell'Anno), premio European Film Awards a Tahar Rahim (Belfort 11 Luglio 1981, Francia), candidato agli Oscar 2010 come Miglior Film Straniero, candidato a 13 Premi César: 'Il Profeta' (titolo in lingua originale 'Un Prophéte') diretto da Jacques Audiard (Parigi 30 Aprile 1952, Francia) nelle sale italiane a partire dal 19 Marzo 2010.
Il titolo del film doveva essere una traduzione in francese di "You Gotta Serve Somebody" (canzone di Bob Dylan che tradotto significa "Ognuno di noi è al servizio di qualcuno") ma il regista non è riuscito a trovare un titolo che potesse esprimere questo concetto. Per questo motivo è stato scelto 'Il Profeta' (è colui che parla in luogo di un altro) un titolo ironico come lo stesso Jacques Audiard ha dichiarato: "L'ironia è un elemento concreto, anche se non evidente nel film che avrebbe potuto anche chiamarsi Little Big Man. Il titolo è un'allusione, costringe a capire qualcosa che non è necessariamente sviluppata nel film, e cioè che il nostro protagonista è un piccolo profeta, un nuovo prototipo d'uomo".
Il film (nato da un'idea di Abdel Raouf Dafri e Nicolas Peufaillit e sceneggiato dallo stesso regista francese con Thomas Bigegai) ha un soggetto che può essere scambiato per politico ma in realtà non si concentra sul politically correct ma più che altro sulle personalità dei personaggi. Infatti, pur a conoscenza delle condizioni inumane e degradanti delle carceri francesi, il regista non aveva nessuna intenzione di creare un film-verità, ma "quella di dimostrare come non ci sia differenza di vita e di comportamenti fuori e dentro il carcere, perché ovunque quello che conta è il potere, è l’essere dalla parte di chi comanda e non da quella di chi deve subire".
La trama del lungometraggio, della durata di 149 minuti circa, è ambientata in un carcere sovraffollato. Il protagonista, Malik El Djebena (interpretato da Tahar Rahim), diciottenne analfabeta, deve scontare sei anni in galera. Fin dall'inizio comprende che nella prigione sono presenti alcune bande (2 in particolare): la corsa (è più organizzata e feroce dell'altra, spadroneggia) di cui fanno parte anche guardie e direttori e gli arabi ("le arabes"). Cesar Luciani (Niels Arestrup, Montreuil 8 Febbraio 1949, Francia), il capo della prima banda, ordina al protagonista di uccidere un condannato altrimenti verrà ucciso.
Il ragazzo spaventato e solo esegue gli ordini e misteriosamente il caso da omicidio diventa suicidio (Malik viene ricompensato con televisore, frigorifero pieno, eccetera). Malik, ex analfabeta (decide di imparare a leggere e a scrivere), grazie al boss corso, ottiene la libera uscita ma solo per curare alcuni affari. Col tempo, il protagonista riesce a conquistare la fiducia di tutti i gruppi (la funzione di profeta è importante) finchè riesce a mettere in atto un piano ben preciso. Da servo di Cesar Luciani diventa padrone, scontati i sei anni previsti esce dal carcere non più analfabeta e con un "lavoro" di malvivente.
Oltre al protagonista Tahar Rahim e al boss Niels Arestrup sono presenti nel cast anche Slimane Dazi, Hichem Yacoubi, Antoine Basler, Pierre Leccia, Leïla Bekhti, Gilles Cohen, Frèdéric Graziani, Foued Nassah, Jean-Emmanuel Pagni, Adel Bencherif. La fotografia è di Stéphane Fontaine, montaggio Juliette Welfling e musiche Alexandre Desplat.
Un film ben girato nel quale si riscopre il genere crime (caratteristiche simili al gangster) dove, il regista, pur affrontando degli stereotipi ben conosciuti al grande pubblico, esalta con occhi nuovi meccanismi e dinamiche arcinote seguendo l'evoluzione interiore del protagonista.
Buona visione.
Fernando Graziano Antico