Sabato 6 Marzo 2010
NARDO' (Lecce) - Ed ecco un altro dei Quaderni del Museo della Ceramica di Cutrofiano, che nel 2010 include il 12° numero, lodevolmente sostenuto dalla civica Amministrazione di Cutrofiano.
Cinque contributi, dei quali il primo a firma di Riccardo Viganò, che ritorna sulla ceramica di Nardò, già trattata nel precedente numero, sottolineando l’importanza della città nella produzione della maiolica. E lo fa egregiamente, fornendo utilissime piste archivistiche meticolosamente indagate nei vari archivi, inquadrando, finalmente, nomi sparuti di piattari e ceramisti, che ora possono collegarsi a precise etnie e famiglie.
Tra i primi artigiani documentati ecco i Bonsegna, giunti in città dalla Calabria, da Bisignano per la precisione, che imparentano con famiglie locali e danno origine ad una stirpe che perpetuerà per secoli il lavoro di ceramista, nonostante la concorrenza che man mano si aggiungerà.
Coevi sono i Manieri, distinti tuttavia dalla nobile famiglia omonima che nello stesso periodo detiene il titolo baronale, tanto da essere designati con soprannomi diversi (lo priore, faiulo, artieri).
La maggior parte di essi risiede e lavora nei pressi della chiesa del Carmine, allora dedicata a S. Maria Annunziata, in pittagio San Paolo, dove avevano sede le fornaci, e l’Autore riporta luoghi e date assai precise, iniziando fin dal 1580, quando cominciano a dare notizie pertinenti gli atti dei notai neritini conservati nell’Archivio di Stato di Lecce.
Ad un secolo di distanza ecco che nuovi protagonisti risaltano nella produzione locale della maiolica, occupando un posto di rilievo il clan dei Perrone, che giungono in città da S. Pietro in Lama, e i Rocca, anch’essi “faenzari”.
Un contributo davvero importante, che finalmente mette in luce la ceramica neritina e gli artefici con le rispettive botteghe, finora frammentariamente trattati, nonostante abbiano rappresentato un “unicum in Puglia, all’interno delle mura cittadine nel quartiere denominato Piattari”. Arricchisce il saggio una nutrita appendice storica, dal 1577 al 1785, con le vicende anche personali collegate con i diversi mastri.
Le pp. 31-46 offrono un insolito ma innovativo tema proposto da M. Fersini, Mariaenrica Frigione e Salvatore Matteo: Dall’hight-tech alla ceramica tradizionale. Un esempio tutto salentino di ricostruzione di lacune ceramiche con l’ausilio della tecnica stereolitografica laser. Un lavoro che rientra nell’attività del Gruppo di Scienza e Tecnologia dei materiali dell’Università del Salento, di cui le prime due Autrici sono componenti.
Il saggio che segue (pp. 47-57) è sempre di Salvatore Matteo e riguarda le volte interamente realizzate con elementi in terracotta, riconducibili addirittura all’epoca tardo-romana, quando più frequente era l’utilizzo della ceramica nell’edilizia.
Molto interessante l’impiego al posto dei conci nella realizzazione delle volte e dei piani superiori degli edifici di tali elementi tubolari cavi, evidentemente funzionali a causa della leggerezza. Il loro impiego negli edifici salentini si limitò alle volte semplici, a botte o a cupola, riservandosi alle tipiche volte a stella l’impiego dei conci di tufo.
Marco Cavalera e Rocco Martella sono gli autori del saggio concernente l’estrazione dell’argilla e dei relativi siti nel territorio di Lucugnano (Tricase) (pp.59-77), con utili cenni geomorfologici delle cave individuate.
Claudio Martino è autore di Nuovi confronti per la cappella extraurbana di masseria del Crocifisso (pp.79-105), a circa un Km da Lecce, in direzione S. Cataldo, nel territorio un tempo compreso nel feudo di Porcigliano. A navata unica, con tetto a doppio spiovente, con due ingressi e tre finestre, è in stato di abbandono e versa in grave condizioni statiche. Il degrado interessa, purtroppo, anche l’interno, un tempo affrescato, residuandovi solo il dipinto di un probabile S. Oronzo.
L’autore, sulla base di confronti con edifici similari della regione, lo colloca fra XIII e XV secolo.
Coeva pare essere la chiesa di Santa Barbara in territorio di Montesardo, sulla quale scrivono Danilo Ammassari e Mariangela Sammarco (pp.107-129. Documentata nelle Rationes Decimarum del 1324 e 1325, anch’essa è in stato di abbandono, della precedente ricalca la struttura a navata unica rettangolare, inglobando nella parete della facciata quattro grandi blocchi calcarei, probabilmente riutilizzati dalle mura messapiche di Montesardo.
Museo della Ceramica di Cutrofiano. Quaderno 12
a cura di Salvatore Matteo, Martina Franca (Taranto), Congedo Editore, 2009, 132 pagine, 64 illustrazioni e foto b/n delle ceramiche e degli edifici presi in esame, VIII tavole fuori testo a colori.
Presentazione del curatore, testi di Danilo Ammassari, Marco Cavaliera, M. Fersini, Mariaenrica Frigione, Rocco Martella, Claudio Martino, Salvatore Matteo, Mariangela Sammarco, Riccardo Viganò.