Venerdi 29 Gennaio 2010
BARI - Gli scorsi giorni il Bif&st, il festival cinematografico barese ormai prossimo alla chiusura, è stato caratterizzato da due temi dominanti: il carcere e gli anni sessanta.
Quanto al primo aspetto ben due film: il francese “Il Profeta” e l’ italiano “Tutta colpa di Giuda” hanno ambientato le proprie storie all’ interno del carcere interrogandosi sulla funzione rieducativa della detenzione.
Il Profeta: il 19enne Malik El Djebena viene condannato a sei anni di prigione. Giovane e fragile, ma estremamente intelligente nonostante sia analfabeta, Malik viene preso sotto la protezione di un gruppo di detenuti corsi che ha imposto la propria legge all’interno dell’istituto penale. Con il passare del tempo, il ragazzo si guadagna la completa fiducia dei suoi protettori riuscendo ben presto a sfruttare la situazione a proprio vantaggio.
Il protagonista sembra non avere alcun giovamento rieducativo dall’ esperienza carceraria, anzi, al contrario, all’ interno della struttura finisce con l’ imparare come diventare un criminale perfetto.
Sebbene ben interpretato e discretamente girato, il film presenta alcuni punti deboli: guardando troppo al cinema USA, scopiazzando stili che sono tipici di Tarantino e di Scorsese, risulta essere una brutta imitazione, un cattivo film americano molto simile al telefilm Prison Break, i cui protagonisti ambientano le loro vicende all’ interno di un carcere appunto.
Premiato al Festival di Cannes come miglior film, candidato agli Oscar come miglior film straniero, e quindi molto atteso, delude le aspettative dello spettatore.
Un film francese che di francese ha poco o nulla, ma neanche hollywoodiano non basta essere solo cruento e “splatter” per riuscire nell’ intento. Un film decisamente sopravvalutato.
Tutta colpa di Giuda : una giovane regista, su richiesta del cappellano, deve mettere in scena nella casa circondariale una Passione di Cristo, a scopo “educativo”. Ma si troverà a dover affrontare un imprevisto: in carcere nessuno vuole fare la parte di Giuda.
L’ iniziativa porta una ventata di novità: il teatro, l’ arte, la religione rompono la monotonia della vita carceraria.
L’ambiente in cui si muovono i personaggi è lo stesso, il carcere, sebbene apparentemente più umano e nostrano (e pertanto anche meno severo e funzionale di quello francese).
A differenza del precedente, il film in gara risulta inoltre essere più buonista, i carcerati sembrano turtti innocenti, ingiustamente condannati.
Un punto a favore per questo film è l’ umanità dei detenuti che traspare, i loro sogni di libertà, le loro speranze.Per fortuna arriva l’ indulto e vengono tutti liberati.
Anche il finale dunque è tutto italiano.
Altro filone dominante è il gusto retrò. Molti dei film in gara, ma anche alcune anteprime, sono ambientati negli anni ’60.
Lo “stralunato” e noiosissimo Cosmonauta, film in gara che narra le vicessitudini adolescenziali di una giovane aspirante comunista ai tempi dello corsa spaziale tra USA e URSS.
“Il Grande sogno” di Placido, il cui tema centrale è l’ amore ai tempi della lotta studentesca.
“L’Uomo nero”, il bellissimo e commovente film di Sergio Rubini, anch’esso in gara, i cui protagonisti si trovano a fare i conti con l’ arretratezza e la magia della provincia pugliese di quegli anni.
L’ anteprima “An Education”, sceneggiata dal cinico scrittore inglese Nick Hornby, in cui la protagonista una sedicenne, studentessa modello, abbandona i libri e lo studio per i piaceri più futili e materialisti della vita per poi pentirsene ed imparare che non esistono scorciatoie, sullo sfondo di una Londra anni ‘60.
L’ anteprima “La bella società” dove Raoul Bova e la Cucinotta tentano una storia d’ amore tragicamente spezzata per il senso tutto meridionale dell’ onore e della famiglia, mentre a Torino insorgono le rivolte operaie.
Quest’ ultimo film nasce da una bella idea, una storia realmente accaduta che tuttavia non è stata resa bene, specialmente nel montaggio dei vari passaggi, poco chiari ed adatto più alla tv che al grande cinema.
Tuttavia proprio a quest’ ultimo film va il merito di aver colmato una delle poche pecche dell’ organizzazione del Bif&st. L’ assenza totale di vip in passerella.
Ogni Festival che si rispetti ha infatti la sua sfilata.
Il red carpet barese del festival invece è stato calpestato da grandi registi, esordienti e non, bravi attori, ma pochi volti noti al grande pubblico.
La bella società è stata presentata, oltre che dal regista Gian Paolo Cugno e da Enrico Lo Verso, soprattutto dalla bellezza mediterranea Maria Grazia Cucinotta, protagonista dell’ anteprima ma soprattutto dell’ indimenticabile “Il Postino” di Troisi che l’ha resa nota al grande pubblico.
L’attrice, accolta con molto calore e affetto, si può dire che sia stata la prima (e unica) vera diva che tuttavia, senza alcun atteggiamento da prima donna, ma con molta umiltà e gratitudine, ha concesso autografi e foto ai suoi ammiratori.
Francesco Mattia Ferrara