Sabato 23 Gennaio 2010
BARI - Si è inaugurato ieri sera, registrando un tutto esaurito, il Bif&st 2010, il Bari International Film&Tv Festival, in programma nel capoluogo pugliese fino al 30 gennaio, diretto da Felice Laudadio, organizzato dall’Apulia Film Commission, promosso dalla Regione Puglia (Assessorati al Mediterraneo e al Turismo) e dal Comune di Bari.
Dopo il grande successo dello scorso anno il Festival che vede in gara quindici film italiani e tante anteprime internazionali, ha una impronta più matura, organizzata, e in giro per la città si respira “aria di cinema” al pari dei grandi festival cinematografici internazionali, specialmente perché quest’anno può contare di una nuova location d’eccellenza, il mitico Teatro Petruzzelli, risorto dalle sue ceneri agli antichi splendori e da poco restituito alla cittadinanza.
Seminari, conferenze stampa, incontri con attori e registi italiani ed internazionali danno di Bari una versione “patinata” nuova, inedita per i più giovani, ma che in realtà riporta ai film come Polvere di Stelle in cui un indimenticabile Alberto Sordi recitava nei posti più suggestivi della città.
La Puglia è sempre più attenta all’ arte come risorsa, ed in particolare alla settima arte, qual è considerato il Cinema, e questo è sempre più interessato alle ambientazioni che essa offre: la costa, i centri storici, la murgia sono ormai considerati palcoscenico naturale di recenti film nazionali ed internazionali.
L’ evento si è aperto dunque ieri sera alle 20.30 presso il teatro Petruzzelli con un omaggio al genio indiscusso del cinema italiano, come è riconosciuto a livello mondiale, Federico Fellini, di cui proprio in questi giorni ricorre il 90 anniversario dalla sua nascita.
Le musiche dei suoi indimenticabili film hanno allietato l’ attesa del pubblico per una grande anteprima: Nine, remake versione cinematografica dell’ omonimo musical di Broadway ispirato al celebre felliniano 8 e ½ del 1963, interpretato da Marcello Mastroianni e Claudia Cardinale, e vincitore di due Premi Oscar.
Nine ripercorre la vicenda umana e artistica di Guido Contini (Daniel Day Lewis), un regista di fama mondiale che sta attraversando una crisi professionale e psicologica. Intento a preparare le riprese del suo prossimo film, pressato dallo show business e dal peso dei suoi illustri lavori passati, Guido non riesce a creare nulla di nuovo all’ altezza delle aspettative. Le scenografie sono pronte, i costumi pure ma nessuno (nemmeno il regista in realtà) conosce nulla, trama, sceneggiatura, . E’ noto solo il titolo di questo fantomatico film in lavorazione: “Italia: la storia di un nobile paese comandato dagli uomini, a loro volta comandati dalle donne”.
Guido Contini si ritrova così ad affrontare tutte le donne protagoniste della sua vita: la moglie, l'amante (Penelope Cruz), la musa ispiratrice (Nicole Kidman), la confidente, una giornalista di moda, sua madre (Sofia Loren) e la prostituta che ha segnato la sua giovinezza.
Un gran bel film recitato da un cast stellare, la maggiorparte premi Oscar, magistrale l’ interpretazione di Daniel Day Lewis (a detta di molti il più bravo attore vivente) di cui Fellini sarebbe stato davvero orgoglioso, commovente il ruolo della mamma delle mamme Sofia Loren che non ha mai lavorato, suo malgrado, col grande regista che però con questo film in un certo senso colma questo vuoto.
In sala era presente Ricky Tognazzi, che nel film interpretava il produttore del film in lavorazione, accompagnato dalla moglie Simona Izzo. Tognazzi è solo uno dei vari attori italiani che hanno avuto ruoli minori nel film (Valerio Mastrandrea, Martina Stella, Elio Germano).
Un cast stellare in cui emerge oltre all’ eterogeneo universo femminile, costante nei film di Fellini, un vero e proprio sponsor a favore dell ‘ Italia.
Molti sono i rimandi alla grandezza del nostro paese ed in particolare di quel periodo noto come “la dolce vita” in cui i grandi divi del cinema sfuggivano ai paparazzi per le vie della Capitale. Via Veneto, il mitico studio 5 di Cinecittà, piazza del Popolo, erano i luoghi del Cinema che tutto il mondo ci invidiava e a quanto pare ci invidia ancora.
L’ orgoglio di essere italiano (come recita una delle canzoni del film “be italian”) ed è un peccato però che questo sia celebrato dal cinema americano, un orgoglio di cui noi forse non siamo più tanto fieri, né riconoscenti, forze con pizzico di amarezza perché fa parte del passato, forse perché le cose belle belle, come si dice, sono visibili solo da lontano, o forse perché troppo presi dai molti problemi d’ attualità.
Ma il cinema, come diceva Fellini, è soprattutto sogno, evasione…
Intervista a Ricky Tognazzi, l’interprete italiano con il ruolo maggiore nel film Nine.
Com’è stato interpretare il ruolo del produttore?
“Il produttore è un personaggio che all’ interno di un film è sempre più estromesso, marginale, si dà più spazio al regista, gli attori, ma in realtà il suo è un compito altrettanto importante, è autore fino in fondo dell’ opera cinematografica. Quanto a Nine, il personaggio che interpreto mi fa tenerezza, è una sorta di angelo custode di Guido Contini, lo difende dagli attacchi della stampa, dalle pressioni dello show business ma al contempo lo sprona ad agire a creare”.
Che differenza c’è tra il cinema italiano di ieri e quello di oggi?
“Oggi si fanno bei film italiani, prima si faceva il cinema italiano. E’ cambiato il modo di agire dei produttori prima disposti ad investire e a rischiare il tutto per tutto, oggi tendono a non rischiare nulla e mirano ad un guadagno del 5%”.
Com’è stato recitare affianco a personaggi da premio Oscar come Daniel Day Lewis, in cosa differisce il cinema italiano da quello americano?
“La cosa che più mi ha impressionato che pur potendoselo permettere questi attori, non avevano alcun atteggiamento da divi anzi sono dei professionisti disciplinati.
Quando andai a Londra, per girare alcune scende del film ricordo che portai come omaggio a Daniel Day Lewis una bottiglia di vino italiano. Questi che ormai provava il film da circa quattro mesi, mi ringraziò scrivendomi una lettera, di suo pugno, su carta intestata Guido Contini, Studio N. 5, il che dimostrava che non si era semplicemente calato nel personaggio, egli era il personaggio.
Ricordo che parlava un inglese con accento italiano anche con i suoi figli.
E’ stato un insegnamento quotidiano sulla professione di attore che è lavoro , disciplina, ricerca interiore, una vera professione di cui spesso in Italia ci si dimentica”.
Progetti futuri?
“In primavera prevista l’ uscita del film “ Il padre e lo straniero”, la storia di un viaggio, di una amicizia virile tra un padre italiano ed uno arabo, uniti da un dolore. Si tratta di un film non semplice per i temi che tratta: handicap, diversità, xenofobia, temi forti, di attualità che mi auguro trovino riscontro nel pubblico”.
Che peso ha, per lei, essere un figlio d’arte?
“Un dolce peso. Mio padre mi insegnato tutto, gli sono riconoscente. E non c’è giorno che passi, in Italia o all’ estero, senza che qualcuno mi racconti qualche suo aneddoto”.
Francesco Mattia Ferrara