On. Pier Ferdinando Casini
Martedi 5 Gennaio 2010
BARI - Dopo il mandato esplorativo conferito ieri dalla segreteria nazionale del PD all’on. Francesco Boccia, sembra ormai scontato che l’Udc possa chiudere in tempi brevi l’accordo col Pdl.
Il leader dei centristi, Pier Ferdinando Casini, ha convocato oggi a Roma i «colonnelli» pugliesi per "apprezzare", dicono i beninformati, la candidatura alla presidenza della Regione Puglia, per il Pdl, della senatrice Adriana Poli Bortone, leader del movimento «Io Sud», la quale nei giorni scorsi pare abbia chiuso l’accordo con il ministro Raffaele Fitto e “ricucito gli strappi del passato”, facendo saltare, di fatto, la cosiddetta «allenza per il Sud».
Sen. Adriana Poli Bortone
Il «modello Brindisi», pertanto, riproposto dall’on. Casini e dall’on. Massimo D’Alema, è definitivamente tramontato e il leader dei moderati è pronto a schierarsi con l’ex sindaco di Lecce ed ex ministro, a capo di un movimento meridionalista, nonostante le ben note schermaglie interne al comune di Lecce e la cruenta guerra combattuta alle ultime amministrative.
In Puglia l’intesa tra Pier Ferdinando Casini e Raffaele Fitto dovrebbe poggiare, in buona sostanza, sul cemento della nuova giunta regionale. Se l’accordo dovesse confermare la senatrice Poli Bortone alla presidenza del governo regionale, la vicepresidenza spetterebbe di diritto al Pdl, assieme a non meno di quattro assessorati di peso ed alla presidenza del Consiglio regionale.
Qualora dall’intesa dovesse venire fuori, ad esempio, il nome del deputato Antonio Distaso, fittiano doc, la vicepresidenza andrebbe ai centristi ed alla Poli Bortone, invece, toccherebbe una poltrona di prestigio come la presidenza del Consiglio regionale.
Che l’ago della bilancia penda più a destra che a sinistra lo si evince dalle parole di Angelo Cera, uno dei deputati (ci sarà, ovviamente, anche l’on. Totò Ruggeri) che accompagnerà il coordinatore del partito Angelo Sanza all’appuntamento romano odierno.
«In silenzio abbiamo aspettato, noi dirigenti regionali dell’Udc – ha dichiarato l’on. Cera -, di capire quanto venisse compreso all’interno del Pd lo sforzo di D’Alema e Casini per mettere su una coalizione per il Sud. Dobbiamo prendere atto, con amarezza, che lo sforzo non è stato assolutamente capito da ampi strati del Pd per cui dobbiamo parlare del suo fallimento».
Al segretario Pd Sergio Blasi, che aveva sottolineato la “vicinanza degli amministratori locali Udc ai Democratici” nelle giunte dove sono assieme al governo, l’ex consigliere regionale Cera ricorda che da anni l’Udc è all’opposizione del governo Vendola, a riprova del fatto che con Nikita il rosso lo scudocrociato non ha nulla a che fare.
«Vendola è lontano anni luce dai sogni “udiccini”, né tanto meno Blasi può parlare di vicinanza di amministratori dell’Udc a Vendola – puntualizza il deputato Angelo Cera - solo perché in alcune realtà si governa con il Pd. Il Pd si carichi di questa responsabilità e si consegni a Vendola. Per quanto ci riguarda non possiamo attribuirci colpe. L’unica probabilmente di cui possiamo batterci il petto è di aver dato credito a chi rimane fondamentalmente antidemocristiano e comunista. E di questi strati, purtroppo, amaramente il Pd è pieno».
La scelta del partito democratico di puntare sulla candidatura dell’on. Francesco Boccia, già considerata da Casini «debolissima», a molti è apparsa come una mossa tattica per costringere l’Udc a fare il primo passo, ossia a scoprire le carte ed annunciare la fine della “vagheggiata” alleanza.
«Nel Pd è in corso un inaudito scontro di potere che ha ben poco della ricerca dei migliori candidati - dice l’ex parlamentare dell’Unione dei democratici cristiani e dei democratici di Centro, Maurizio Ronconi - ma è una guerra per bande di chi sta perdendo ogni capacità di confronto con i cittadini.
La questione inizia ad essere imbarazzante – sottolinea - per chi ha immaginato invece la possibilità di aprire un sereno ma costruttivo confronto programmatico. La responsabilità del Pd potrebbe essere quella di far regredire nuovamente il confronto su basi esclusivamente personalistiche contraddicendo anche le conclusioni del suo congresso.
Quello che è certo - conclude - è che dopo la sconfitta elettorale del 2008 il Pd si dimostra immaturo per una alternativa di governo».