Domenica 6 Dicembre 2009
ROMA - In Italia il 50,9% dei ragazzi tra 15 e 18 anni si colloca al di sotto del “punto 3”, che secondo l’OCSE (l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) rappresenta il livello base di competenza necessario «per confrontarsi in modo efficace nei contesti e nelle situazioni di vita quotidiana che richiedono l’esercizio della lettura». Per l’OCSE, infatti, «Una società è considerata evoluta quando ha un’alta percentuale della popolazione sopra il livello 3».
Il dato è contenuto nel Rapporto 2009 dell’Unità di analisi e studi della Direzione generale Education della Commissione Europea: un dato che per la sua drammaticità dovrebbe scuotere non solo i Palazzi del potere, ma la scuola, gli insegnanti e le famiglie tutte.
In buona sostanza, gli esperti della Commissione europea ci dicono che un ragazzo su due non è in grado di capire quello che legge! Parliamo di un testo con terminologie che, considerata l’età e la formazione scolastica, non dovrebbe costituire un problema.
«L’Italia ha un trend stabilmente negativo - osserva la Commissione di Bruxelles -: anziché migliorare nelle performances di lettura i giovani italiani sono in regressione».
Perfino nella fascia di eccellenza siamo in coda agli altri: la percentuale di studenti italiani che si colloca nel livello più elevato della scala complessiva di lettura è appena del 5,2%, contro una media dell’8,6%.
Quali sono le cause e cosa di può fare? Gli esperti di Bruxelles mettono sotto accusa «i metodi didattici tradizionali, basati sull’insegnamento frontale», non in grado di arginare gli effetti dell’era digitale, con il boom dell’audio-visual e del linguaggio degli sms, che abitua a risparmiare sintassi e vocali. Insomma, per Bruxelles ci vorrebbero «modelli più consoni alle esigenze dei ragazzi, basati sulla partecipazione attiva di questi».
Tradotto in parole povere significa che la linea diretta del sapere, con l’insegnante in cattedra, è vecchia e obsoleta, e vanno cercate nuove strategie. Ma quali? Per parlare di cambiamento bisognerebbe svecchiare la classe docente.
L’età degli insegnanti, osserva ancora il Rapporto, costituisce un freno. Basti pensare che in Italia quelli con meno di 30 anni sono solo l’1,1%. Nell’istruzione superiore i docenti con i capelli grigi da noi sono davvero troppi: infatti il 55% ha ampiamente superato la soglia dei cinquanta. Percentuale che in Europa scende al 32,4%.
Risultato: siamo lontani dagli obiettivi da raggiungere nel 2010 stabiliti con i patti di Lisbona. Al contrario, ci sono Paesi che marciano spediti. Norvegia e Finlandia sono al top, nella fascia più alta perché hanno investito nel sistema di istruzione.
Sono al di sopra del livello 3 anche Germania, Francia, Usa e Gran Bretagna, insomma quei Paesi occidentali che producono l’80% del Pil mondiale.