Berlino 9 novembre 1989
Lunedi 9 Novembre 2009
BARI - Il 9 Novembre 1989 è una di quelle date destinate ad entrare di prepotenza nei libri di storia, uno di quei giorni normali in cui la storia decide ad un tratto di diventare protagonista svegliando con immagini forti, simboliche, le coscienze dell’ opinione pubblica mondiale.
Quel giorno sarà infatti ricordato come un giorno di grande rivoluzione, di grande cambiamento, di speranza, ma anche come il giorno che vide crollare “fisicamente” uno dei due blocchi in cui si era diviso il mondo all’indomani della Seconda Guerra mondiale.
L’evento del crollo del muro di Berlino fu salutato dai più come un’occasione di riunificazione, di rinascita e speranza, specialmente per quei tedeschi che erano stati oppressi, ormai da decenni, dalle dittature più disparate: questi infatti uscivano dal regime nazista, dalla guerra ed infine dall’occupazione dei loro stessi liberatori, i sovietici.
La ripartizione del mondo prevista dagli accordi di Yalta si dimostrò suscettibile di continue variazioni e ovunque sorgevano guerre tra occupanti e occupati, difesi indirettamente e sostenuti militarmente dalle due superpotenze: era l’inizio della Guerra Fredda.
Una cortina di ferro, un confine di ferro spinato che materialmente divideva i due mondi.
Lì a Berlino la ripartizione era tangibile più che altrove, la Guerra Fredda era gelida, nella stessa città a pochi metri l’una dall’ altra le due superpotenze difendevano i loro modelli socio-economici e culturali.
Entrambe paventavano l’invasione di una nella sfera dell’ altra, il rischio era alto, lì più che altrove.
Inizialmente ai cittadini di Berlino era permesso di circolare liberamente tra tutti i settori, ma con lo sviluppo della Guerra Fredda i movimenti vennero limitati; il confine tra Germania Est e Germania Ovest venne chiuso nel 1952 e l'attrazione dei settori occidentali di Berlino per i cittadini della Germania Est aumentò. Circa 2,5 milioni di tedeschi dell'est passarono ad ovest tra il 1949 e il 1961.
Nell’agosto del 1961 la cortina di ferro fu dunque trasformata in un muro di cemento, un muro lungo 155 km e alto tre metri e mezzo che separava Berlino Ovest da Berlino Est e dal resto della Repubblica Democratica Tedesca.

Un muro di confine costruito con l’ evidente scopo di frenare l’ esodo di tedeschi verso il mondo libero, anche se fu presentato come un muro difensivo per evitare aggressioni dall’ovest. Con la costruzione del muro le emigrazioni passarono infatti da 2.500.000 tra il 1949 ed il 1962 a 5000 tra il 1962 ed il 1989.
Il muro divenne presto un simbolo della tirannia comunista, specialmente dopo le uccisioni di chi aspirava alla libertà sotto gli occhi dei media. Le fonti ufficiali parlano di 133 persone uccise nel tentativo di fuga verso la libertà, secondo altre sarebbero più di 200 i caduti sotto il fuoco dei soldati di confine.
Passarono gli anni, il sistema sovietico implose in sé stesso, le rivoluzioni scoppiavano ovunque nei paesi satelliti e si decisero misure di apertura.
Il 23 agosto 1989, l'Ungheria rimosse le sue restrizioni al confine con l'Austria e a partire dall'11 settembre 1989 più di 13.000 tedeschi dell'Est scapparono verso l'Ungheria.
Il 9 novembre 1989 il governo tedesco decise di concedere ai cittadini dell’Est permessi per viaggiare nella Germania dell’Ovest. Il processo di apertura doveva essere graduale, ma la storia impetuosa aveva scelto quel giorno, quel preciso giorno.
La notizia infatti circolò velocemente, decine di migliaia di berlinesi dell’Est avendo visto l’annuncio di in diretta alla televisione, si precipitarono, inondando i checkpoint e chiedendo di entrare in Berlino Ovest. I soldati non avevano avuto disposizioni in merito, ma non potendo più frenare una folla di tali proporzioni furono costretti ad aprire i checkpoint. berlinesi dell’Est furono accolti in maniera festosa dai loro fratelli dell’Ovest.
La Germania fu ufficialmente riunificata il 3 ottobre 1990, e a pieno titolo, insieme agli ex paesi satelliti dell’ Unione Sovietica, è entrata nel processo di integrazione dell’ Unione Europea.
Oggi si festeggia il ventesimo anniversario della caduta del muro ed una serie di mostre, manifestazioni, concerti sono previsti per festeggiare l’evento simbolo della liberazione di Paesi oppressi e auspicio di democrazia per le popolazioni.
Venti anni, un periodo che ci sembra lungo, ma in realtà così piccolo innanzi alla Storia, solo venti anni, da quando quel muro è crollato aprendo le porte al mondo libero.
Fa pensare, purtroppo, il fatto che in Germania, assieme al forte desiderio di festeggiare l’anniversario, si fa strada un qualche senso inaspettato di “Ostalgie”, cioè di nostalgia per la vita nella Germania dell’Est, per un mondo che non esiste più, neanche nell’architettura: i vecchi palazzoni sovietici sono stati abattuti o trasformati in alberghi moderni.
Un mondo definitivamente scomparso, un mondo duro dal punto delle vista delle libertà, dove, comunque, si garantiva a tutti l'assistenza sanitaria, l'istruzione scolastica, una casa e un posto di lavoro.
Francesco Mattia Ferrara