Carmen De Stasio
Domenica 6 Settembre 2009

Creatrice di versi intensi e di grande spessore analitico, Maria Rita Bozzetti si concede alla letteratura con la sua prima opera in prosa. Senza Potere. Un titolo sintetico che sconvolge in quanto nucleo di riflessioni, che volano oltre il segno scritto e fremono impetuose perché un chiarimento si realizzi, per veicolare il cammino storico e rendere edificanti le minime percezioni individuali.
Nel libro l’autrice adagia l’innata (è il caso di dirlo) capacità di traslare in immagini forti e sinestetiche la meditata percezione di fatti osservabili: si tratta talora di verità scomode, derivanti dal sottile e triste piacere di negarsi la fuga da una comoda staticità, giacché il cambiamento apre sovente prospettive spaventose, oscure, sebbene talora queste siano frutto di condizioni verso le quali si è traghettati per quelle che oserei definire coincidenze determinate da una forza che spinge dall’interno.
Penso ad una sorta di saggio analitico sulla capacità dell’individuo pensante di allontanarsi dalle proprie sicurezze e chiedere umilmente alla vita di evidenziare segni interpretabili, perché quella variazione di proiezione sia realmente una novità ponderata e non dettata da guizzo estemporaneo e fantasioso. Un anelito alla libertà, che – come cantava Giorgio Gaber, non è star sopra un albero: la libertà non è condizione di anarchico volo verso un lido deserto.
Anche un’isola può trasformarsi presto in gabbia, se non se ne riconosce il valore e la contiguità con il sé. No, non è questo il segno che racchiude la tematica di Maria Rita. Piuttosto, la sua indagine tende a scomporre il caleidoscopio umano con le diversità apparenti per rendere incisivamente la traiettoria di ciascuno. Ognuno con la propria storia personale, la propria consapevolezza, le proprie scelte logiche a partire da una linea di partenza decisa e distante da aloni goliardici.
Stereotipia e coraggio. Eroi dei nuovi giorni. Caratteri in evoluzione, spinti dalla corrente esistenziale, ambizione naturale dell’uomo sulla terra, con i suoi vortici di evoluzione-progresso e spinte centripete in un movimento elastico e dinamico.
Ho parlato in principio di nuovi eroi. Il libro, infatti, ha un approccio con realtà contemporanee e ripensamenti generazionali e analizza in profondità le fasi evolutive e progressive dell’individuo a partire dalle incidenze procurate dall’ambito familiare. Un percorso storico che visualizza sintesi di modi di essere, comportamenti effettivi ed efficaci, in un quadro generale e versatile di persone che balzano sulla scena esistenziale nella pienezza dei loro connotati psicologici, emozionali, sociali. Nell’estensione spazio-temporale la matassa perde i grovigli, appare evidente nella leggerezza che i protagonisti provano nell’affermare il rischioso netto (definitivo?) rifiuto alla categorizzazione.
Non sfugge allo sguardo veloce (quante volte si scorrono le pagine anziché penetrarle con la lancia del pensiero-riflessione!) come ciascun protagonista avverta a pelle nel silenzio greve il senso di esclusione pur nell’apparente esistenza effervescente e paradossalmente vissuta “ai margini”. L’autrice segue le sue creature in questa che è evoluzione in fieri; in un certo qual modo ne inanella le esistenze proiettive come in una lunga catena che ora si intreccia ed ora si dipana, sicchéciascuno si ritrova in tempi successivi a sostenere (non subire! atto che ha il passo inane del soggiogamento) una trasformazione in relazione all’altro.
La verità è dentro di noi, tuttavia sarà sempre l’incontro con altro-altri a decretarne la validità, o a sfondare il muro di sicurezza confortevole dell’immagine-decoro di se stessi.
La tranche de vie raccontata da Maria Rita Bozzetti non ha nulla di mitologico, né fiabesco, né si avvale di un tono rabbioso e contestatario; al contrario, presenta gli strumenti per investigare le potenzialità di ciascuno con una serenità che si rivela atmosfera ideale per analizzare il percorso da intraprendere.
Il libro si apre come una metafora che, in principio molto irrigidita su se stessa, lentamente, in relazione agli intrecci che nello spazio delle pagine viene a delinearsi; prende una forma sempre più distintiva, provocando nel lettore condizioni emozionali delle più varie; uno stato di tensione costante, che si rivela altresì nei movimenti sincronici dei caratteri fino al loro incontro, ai loro incontri, cui, di volta in volta, cedono lo scettro.
Storie apparentemente parallele e diverse, che, infine, si scoprono tasselli di uno stesso grande scenario, nel quale si muovono in un continuo confronto a partire dal quale si realizza la deviazione in favore di una scelta ponderata, scevra da impeti di passione.
Che sia la scelta giusta non è dato di sapere. Non importa che lo sia. Sarà la continuità a rivelarne la natura quando, sciolti il distacco e il senso di fastidio iniziale, l’alone prenderà forma e contenuto all’unisono e si trasformerà in Saggezza.
Carmen De Stasio