Carmen De Stasio
Giovedi 3 Settembre 2009

Come un navigatore solitario, Mimmo Anteri solca da circa quarant’anni il mare della pittura. Con accorgimenti trasparenti egli rende la materia della sua arte un passaggio cadenzato e ritmato per esplodere in quelli che definisco silenzi tempestosi.
I grandi ed eloquenti viaggi incastrano come tessere significative i segni della sua intenzione di artista e si incanalano con un linguaggio conciso a definire linee e forme in una rappresentazione elegante e raffinata nell’armonia complessiva. L’intensa essenza policromica é sfondo alla duttilità percettiva ed interpreta il suo viaggio di artista nella visione più ampia e complessiva di riferimenti organici, naturali e contemplativi. Evocativi nel profondo. Immaginifici nella prospettiva. La luce emana prepotente e possente, lasciando un dubbio incisivo sulla fonte luminosa che, in realtà, si rappresenta all’interno e da un esterno indefinito e mutevole.
Vivace ed eclettica, l’arte di Mimmo Anteri é assimilabile ad una storia pittorica assolutamente contemporanea, nella quale il tempo è sfuggente e fuggevole al sincrono; accoglie i respiri sensibili derivanti da un vento che incessante scorre dentro e fuori. Punto di incontro tra le dimensioni dell’anima e del corpo, divenendo esso stesso corporeità. Un carico emozionale che si rappresenta nell’immediatezza visiva d’insieme e scolpisce lo spazio che esplode con lo stupore di una proiezione inattesa.
La rappresentazione scenica di elementi in perfetta armonia strutturale si trasforma in entità indipendente ed autonoma, in cui le linee e gli agglomerati cromatici creano una spazialità che procede oltre la tela in una soluzione di continuità ragionata e dà motivo del personalissimo senso estetico che coniuga purezza e linearità ordinata – ordinatio – dell’occhio fotografico in un montaggio di percezioni soggettive, univoche con l’oggetto-essenza.
Si tratta di una metafisica dimensionata che investe il tutto nell’immediato della forma complessa e soggioga con tonalità marcate, appassionate ma non passionali, né istintive, mediante il ricorso a geometrie geografico-antromorfiche. Una tecnica che molto concede alla “strutturazione narrativa” dal tratto grafico deciso e dalla cromia fragorosa e tenace. In questo senso si può ricondurre in maniera sintetica all’arte di Mimmo Anteri la riflessione di Fortunato Depero a proposito dell’arte futurista: “….Le mani dell’artista passatista soffrivano per l’Oggetto perduto; le nostre mani spasimavano per un nuovo Oggetto da creare”.

In tal senso lo spazio della tela è luogo di sintesi di un’intuizione resa in forma semi-astratta, impetuosa e sconvolgente come una scoperta, che si formula con un Astrattismo che definirei morbido, sostanziale nella dimensione aerea che annulla le distanze tra i soggetti pittorici. Si potrebbe definire Arte in-contaminazione tra Impressionismo e Futurismo, Surreale e Astratto, in una sorta di progetto realizzato dentro e fuori le cose, tanto da presentare una spazialità nuova, nella quale l’intenzione profonda dell’artista si coniuga con la riflessione dell’elemento poliforme esterno nella profondità resa fluida e liquida dalla luce.
Nel ricomporre l’elemento “confine” Mimmo Anteri crea una sovrapposizione di immagini mentali che struttura non come “sogno-segno” evanescente, ma come nucleo integrale, che si formula nella concettualizzazione scultorea, come se nella sua mente le visioni si calibrassero in proiezioni coincidenti e concilianti, pur mantenendo l’unicità di una distintiva dimensione. Da qui la distribuzione del “tempo unico”, di spazi antecedenti e conseguenti, che stabiliscono una continuità che coniuga nella contemporaneità dell’azione artistica il passato e il presente, la super-visione e l’oltre visione, e canalizza la struttura verso la ricomposizione di elementi e situazioni che superano l’apparente solitudine.
L’artista sceglie da sempre come ambiente la natura nei suoi aspetti riconoscibili, dal chiuso di una finestra agli spazi aperti, ma la sua non è la visionarietà di un classicista alla ricerca continua di un riavvolgimento nostalgico verso un’esistenza scomparsa: della natura egli assume il fascino e l’energia intrinseca in una esplorazione-immersione-sinergia costante con le visioni ricreate, che, deflagranti nel silenzio, marcano una rappresentazione fortemente simbolica fatta di impalcature tra natura-mente, spazi interrotti e in continuità.

Infine, ciò che appare atto rivoluzionario e altresì risolutorio è il trionfo dei contrasti. Ma la robustezza e la levità del tratto non appesantiscono con inani trambusti: al contrario, veicolano sensazioni di quiete e fremito, che strappano il momento storico e si diffondono con un fascio di luce che giunge da una porta sempre aperta, che Mimmo Anteri definisce presenza d’amore. Non è ascesi, ma ascensione palindromica per essere sempre dentro e oltre le cose. Azione complessa e completa dell’artista contemporaneo, che legge da un punto di vista variabile e traduce nella mescolanza dei colori la mutevolezza della natura, riconducendola sempre ad un momento sostanziale dei propri ritmi funambolici. Ed in questa operazione dinamica l’assimilazione dell’uomo e dell’artista si ricompone.