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Salentopocket.it CREAZIONI IN ROSA "NELLA BUFERA”


CREAZIONI IN ROSA "NELLA BUFERA”

Nella serata di chiusura della Rassegna Creazioni in Rosa, che si è tenuta dal 27 giugno al 5 luglio, a cura dell’Associazione Culturale Jonia a Sannicola, è stato presentato Nella bufera, libro scritto da Giovanna Scaramella.

Carmen De Stasio

Carmen De Stasio


Mercoledi 15 Luglio 2009

 

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CREAZIONI IN ROSA
NELLA BUFERA”
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Di Carmen De Stasio

Nella serata di chiusura della Rassegna Creazioni in Rosa, che si è tenuta dal 27 giugno al 5 luglio, a cura dell’Associazione Culturale Jonia a Sannicola, è stato presentato Nella bufera, libro scritto da Giovanna Scaramella Barone ed. EditSantoro. Non una neofita, ma una cultrice della parola, che ha coniugato, con fluida espressione linguistica, un nucleo romanzato di biografia e storia, irresistibile nella collocazione nazionale e riconoscibile a quanti di storia patria conoscono abbastanza per comprendere ed apprezzare il cuore di eventi che hanno toccato la popolazione investita dalla bufera della Seconda Guerra Mondiale.
 
L’autrice ha penetrato la quotidianità di quella guerra, ne ha tracciato un percorso sintetico e complesso e ne ha forgiato un’idea illuminante non solo sul terreno di battaglia in sé, ma invadendo il vissuto di individui muti, di quanti hanno composto tasselli essenziali, pur restando ai margini e mai divenendo protagonisti assoluti nel vulcanico mondo di situazioni minime.
 
Il romanzo ruota intorno a Serena, soggetto femminile di emozioni vissute nel silenzio di una meditazione sofferta, che vive nel paradosso di un’accettazione delle situazioni e che diventa, suo malgrado, protagonista di momenti di lotta perché assetata di giustizia “umana”.
 
L’acume nel trattare gli accadimenti inseriti in una cornice storica, che si intreccia pesantemente e veicola le microstorie che la compongono, si rivela con un linguaggio impregnato di semplicità nella sequenza dei fatti che innescano una danza con il vissuto interiore, per dar vita ad un movimento contorto, fatto di luce ed ombre, di domande mute e risposte mai evase non per mera comodità o decoro, piuttosto perché risposte non ce ne sono. Non si può dare una risposta all’atrocità della guerra, che altro non è che la bugia perpetrata dai potenti per giustificare la sete di potere. O, meglio, di comando. Gli altri, coloro che agiscono, sembrano muoversi come pedine, agitarsi come marionette incantate, e subiscono il sortilegio di destini assurdamente scritti per loro. L’autrice propone una storia scomoda per l’alimento che nutre l’intera trama.
 
Una storia di partigianeria umana, oltre la guerra, dove non ci sono volti e gesti truci a tutti i costi perché così deve essere il vero eroe. Piuttosto, a vincere é il linguaggio dell’umanità e della conoscenza. Riuscire a giocare con concetti che esaltano la grandeur dell’uomo in progressione esistenziale, dell’uomo pensante in incessante discussione è atto eroico, giacché nega l’assolutismo degli ideali e trasmette l’assioma di equità e giustizia. Tra quei personaggi in cerca di recupero della dignità italica contro un nemico oscuro e disperatamente violento – non pochi i riferimenti alle sofferenze testimoniate da schegge di comparse che appaiono e scompaiono sulla scena del libro – Serena sembra trovare una situazione di sollievo ai dubbi sulla propria dimensione.
 
Come una commedia umana il libro si tinge di rocambolesche trasformazioni di scena. La vita non prevede linearità – sarebbe semplicistico e non è così. E allora, nell’atmosfera di lotta, di pianificazione, il primo zoom evidenzia vagheggiamenti amorosi e situazioni di cuore nel circuito amicale e di complicità nella meta comune. Assente, invece, la descrizione fisica fine a se stessa: i personaggi vengono descritti attraverso le loro azioni ed espressioni linguistiche immediate e rotonde in concordanza con la situazione, la riflessione e l’ambientazione stessa.
 
Che si tratti di personaggi colti è distinguibile soprattutto con l’ingresso sulla scena di Georg, il ferito ufficiale delle SS, al quale, per intercessione – ma è davvero così? - di Serena, viene risparmiata la fucilazione. In lui il gruppo di partigiani vede l’atrocità dei lager, gli esperimenti, le uccisioni di massa, bambini lanciati in aria sotto lo sguardo di madri inermi e di tutto il coacervo di efferatezze indicibili. Vede il pianto senza tregua di un padre che si nutre nascondendosi allo sguardo pietoso e affamato dei figli. Chi è nel torto e, di rimando, chi è portabandiera di giustizia? La domanda impietosa e avvelenata lascia un giudizio in sospensione. Con l’intervento di Georg la storia acquisisce una nuova dimensione di comunicazione e circolarità: qualcosa accomuna il gruppo ed è l’amore per la conoscenza, vera protagonista che esalta l’insieme degli accadimenti.
 
E’ il senso di fede. L’esistenza di un Dio. Esistono situazioni in cui la pianificazione sembrerebbe creare già in sé un precedente. Un pregiudizio. Invece no. Serena si innamora. E si innamora di Georg, il nemico. Ma Georg è null’altro che un uomo che, come egli afferma, è nato in un terreno di fertile obbedienza e di ordine, cui il suo popolo è stato storicamente abituato, acculturato, direzionato. L’uomo nella divisa non è il cattivo, ma un teutonico di stirpe fiera della propria cultura, così come l’autrice riporta con riferimenti espressi in maniera esemplare ed armoniosa, proponendone l’argomentazione con energia avulsa da didascalismi boriosi e noiosi.
 
Il passaggio dalla descrizione esterna di situazioni quotidiane, sebbene in toni non sempre concilianti, espone il lettore alle fasi di conversazione tra persone che si ritrovano intorno ad un ipotetico desco e conversano, e dalla parola emerge la verità, preludio alla conclusione.
 
L’opera compone una serie di situazioni che affermano ed asseriscono una sintesi di tutto e di contrari, secondo la sequela della esistenza umana. Notevole la puntuale ricerca del dettaglio storico, che concede ulteriore veridicità illuminante alla cornice raccontata. Un tratto di vita vissuto dagli occhi di una donna e rapidamente giocato da altri protagonisti, ai quali la scrittrice dà luce nel momento in cui cede loro il posto e diventa osservatrice muta di eventi che si sviluppano in solitudine, crescono e si evolvono, per poi rientrare immediatamente e spiegare la nuova storia che interviene a illuminare il percorso-progressione del libro.
 
Una storia di rivendicazione femminile? Piuttosto, coglierei l’aspetto della visibilità del nuovo eroe ordinario, la cui voce diventa atto eroico in sé, che veicola una storia trasmessa con il tono dei semplici, “ soggetti alla sofferenza di ogni tempo”.


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