Giovanni Però
Lunedi 11 Maggio 2009
NARDO' (Lecce) - Ogni appuntamento elettorale , al di là dei programmi e delle idee, di fatto crea una serie di aspettative nel popolo e nei candidati.
Il popolo spera nei cambiamenti, nel rinnovamento, nella semplificazione e soluzione di tanti problemi, nella possibilità di costruire un mondo migliore, più giusto, più felice.
Le città e le contrade vengono investite da un frenetico via vai, si moltiplicano gli incontri, si indicono assemblee, tutte le occasioni sono buone per suggerire, indicare, favorire questo o quel partito, questo o quel candidato.
La tendenza di questi ultimi decenni poi di moltiplicare i simboli, presentarsi come partiti e partitini, correre con liste e listarelle, con movimenti e personaggi alla ribalta, porta il paese a trasformarsi in una arena, in una prateria dove diffondere progetti, fare promesse, stipulare accordi, favorire dialoghi, assumere impegni.
Nulla di male in tutto questo se la comunicazione si svolgesse in maniera ordinata, corale e lineare alla presenza di tutti e con gli stessi oratori.
Ogni candidato spera nel trionfo personale popolare, nel colpo di fortuna, nella possibilità che il proprio partito o la propria lista (specie se piccola), a livello di quorum elettorale, gli consenta l’onore di varcare la soglia del Palazzo dei Celestini.
I ben informati sanno che i giochi elettorali si fanno altrove, l’alchimia elettiva si programma nelle sedi alte e le percentuali, tranne qualche sorpresa, si prevedono con largo anticipo.
Tutta la tornata elettorale viene studiata a tavolino nelle cosiddette segreterie (che di partito hanno ben poco e politiche non sono da molto tempo) dove l’apparato di Centro destra, di Centro e di Centro sinistra, attentamente pianifica i risultati.
Talvolta le ciambelle come le sorprese non mancano di stupire, in positivo o in negativo, ma quello che più fa rabbia, per il collegio di Nardò Centro, è la facile disponibilità dei neretini a candidarsi e a mettersi l’uno contro l’altro, limitandosi a vicenda.
Nessuno si accorge del gioco scoperto e del sipario che cade sulla Città ogni volta!
Il nostro collegio, Nardò Centro, purtroppo è, per la sua configurazione geografica, oggetto facile di accaparramento di candidati da parte di partiti e partitini.
La tradizione docet in questo senso; ma i Neretini tardano a comprendere la lezione!
Tradizione consolidata dimostra come i cittadini, per motivi che a tutti sfuggono o che sono molto evidenti, preferiscono farsi male da soli e poi lamentarsi.
Chi dovrebbe porre maggiore attenzione alla identità, alla Comunità, all’appartenenza sono i Segretari di partito e i Candidati, i quali presi dalla fregola della possibile vittoria o premio personale non pongono un minimo di riflessione sulla loro numerica frantumazione.
Come pecore illuminate dal pastore si avviano al loro ineludibile destino.
E’ vero che l’agone politico inebria, procura effervescenze, aumenta l’adrenalina, procura amori improvvisi, scelte inaspettate e insospettabili, incontri e amicizie d’ogni genere.
Anche Icaro, chiamato a sperimentare le ali costruite dal padre, fu colpito dalla scelta, dalla possibilità di sollevarsi da terra, e inebriato dal volo e dall’aria cercò di raggiungere il Sole per godere del suo calore, della sua luce dorata e del suo essere sorgente di vita.

Dedalo e Icaro, opera di Lord Frederic Leighton
Preso dal “raptus” Icaro si lanciò a capofitto, dimentico dei consigli paterni, della realtà della sua natura umana e dei fragili strumenti messi a disposizione, verso la Luce.
Man mano che l’ignaro si accostava la cera delle sue ali si scioglieva!
E’ umano inebriarsi, sognare, sperare, costruire fantastici castelli, volare verso il Sole sempre che lo stesso sia almeno razionalmente e percentualmente raggiungibile.
Anche Ulisse fu attratto dal canto delle Sirene, ma non abboccò alla trappola mortale anzi prese le sue naturali precauzioni..
In questa tornata elettorale quanti sono gli Icari e quanti gli Ulisse di Nardò!
Diversi candidati ubriacati dall’individuazione, dalla possibile popolarità, dal compiacimento della folla, degli evviva e degli applausi, storditi e inebetiti da tanto fragore rivolto alla propria persona dimenticano la Comunità, l’appartenenza, la Città medesima.
Gli evviva, i battimani, le grida dei fans, il tripudio sono ottimi ingredienti e vitamine per creare sintomi di onnipotenza, di conquista della vetta e poco importa la lista, i valori che rappresenta, i progetti che persegue..
Icaro era stato avvertito del pericolo del Sole, anche Ulisse del canto delle Sirene!
Il primo incurante del rischio è dei consigli ha voluto salire sempre più in alto fino a procurare lo scioglimento della cera e la rottura delle ali; il secondo, più prudente e riflessivo, consapevole del pericolo si è attrezzato per scongiurare l’ipotetico danno.

La caduta di Icaro
In democrazia e nello Stato di diritto ognuno è libero di fare le scelte personali che ritiene più opportune, guai se così non fosse!
Chi vuole veramente bene alla Città dovrebbe chiedersi se la sua candidatura è frutto di compiacenza verso i partiti, di servizio alla Città o egoismo personale e individuale?
Il male contemporaneo è la ricerca spasmodica della visibilità personale ad ogni costo e la quantità di liste presentate al Comune e alla Provincia sono la riprova! .
L’eccessività di liste mina la democrazia, la consistenza dei partiti, le intese e i rapporti personali (sempre più labili, liquidi e spregiudicati).
L’affermazione del proprio “IO”, da un po’ di anni è la costante delle attuali azioni umane”.
Il suo riverbero si traduce in abbondanza di candidature, in richieste di visibilità, in passaggi repentini di casacca, in mobilità continua.
E’ un “IO” che viaggia sempre senza “NOI”!
Il problema è: chi è Icaro e chi è il Sole! Chi è Ulisse e chi le Sirene?
Icaro non è Ulisse, come le Sirene non sono il Sole!
Chi è stato strumentalizzato ( il candidato o il Collegio) e chi è che strumentalizza (il Partito che non c’è o l’ambizione dell’”IO” mascherato dal “NOI”)?
E’ l’ambizione di Icaro che lo spinge in alto o i raggi dorati del Sole che lo attraggono mortalmente nell’arena della competizione?
Al di là dell’enfasi, della gloria momentanea e dei vari lodevoli programmi amministrativi che ogni lista e listarella propone,. ogni candidato dovrebbe seriamente riflettere sull’ opportunità che gli si offre e con vera razionalità e passione esprimere la propria o meno adesione alla lotta.
Non strumentalizzazione senza senso ma partecipazione convinta in favore della collettività.
Spesso la serietà della rinuncia o della non adesione misura lo spessore dell’Uomo e del Politico vero!
Le giustificazioni ipocrite, le adesioni strettamente ambiziose, il venir meno alla propria coerenza e lealtà sono strumenti che annullano lo stare insieme, il partecipare collettivamente ad un progetto di Città o territorio o spendersi per una idea o un programma!
Il popolo sa leggere, interpretare e votare!
Auguri sinceri a tutti quei partiti e movimenti, le cui candidature sono nell’interesse promozionale della Città, della Comunità e non frutto delle ambizioni personali, delle divisioni paesane o di insignificanti dorate strumentalizzazioni elettorali!
Ad mayora (i)!
Giovanni PERO’ (PDL)