Renato Brunetta
Domenica 10 Maggio 2009
LECCE - Otto anni fa il governo di centrosinistra si riprometteva di introdurre nel pubblico impiego il principio della meritocrazia, e la stessa identica cosa dice oggi il governo di centrodestra: «Abbiamo dato il via libera - ha dichiarato l'altroieri Silvio Berlusconi - all’esame preliminare di un provvedimento per la meritocrazia nella pubblica amministrazione».
Ma se il traguardo indicato è lo stesso, le strade scelte per arrivarci sono quasi opposte: la riforma di Bassanini affidava quasi tutto ai negoziati fra amministrazioni e sindacati, cercando così di imitare il modello delle aziende private; ora invece Renato Brunetta sottrae alla contrattazione sindacale quasi tutte le competenze ottenute nel 2001, dando molto più potere di prima al Parlamento, al governo, agli amministratori locali e in parte ai dirigenti.
Il ministro della Pubblica amministrazione nelle sue dichiarazioni pubbliche ha spesso utilizzato un’immagine forte ma efficace.
«Se in un negozio il cliente è insoddisfatto, gira i tacchi e non torna più. Con gli uffici pubblici non si può fare altrettanto. Questo, però, ancora per poco».
Il Consiglio dei ministri di venerdì scorso ha varato lo schema di decreto legislativo che fissa definitivamente i criteri ai quali improntare la gestione della pubblica amministrazione.
Più poteri ma anche più responsabilità per i dirigenti che saranno veri e propri manager dei loro uffici. Stop agli aumenti a pioggia per tutti e più tutele e trasparenza per i cittadini che avranno la possibilità di difendersi dalla giungla burocratica.
«La ricetta è semplice: i bravi saranno premiati mentre chi sbaglia pagherà».
La bozza entrata in Consiglio dei ministri potrebbe subire qualche ritocco prima di essere resa pubblica. In particolare è stato il ministero dell’Economia a chiedere di apportare alcune modifiche. Nel frattempo esiste una bozza provvisoria circolata più o meno clandestinamente nei giorni scorsi e già a conoscenza dei sindacati.
È anche sulla base di quanto hanno letto in questa bozza che i sindacati protestano. Ma prima ancora contestano il metodo adottato: «Le riforme nel lavoro e nel pubblico impiego si fanno attraverso discussioni trasparenti tra governo e sindacato» ha affermato Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl. E ha ammonito il presidente del Consiglio: «O Berlusconi torna indietro o noi protesteremo fortemente contro questa iniziativa arbitraria».
La minaccia di Bonanni si fa notare perché fino ad adesso la Cisl aveva sempre accolto con favore e disponibilità gli interventi di Brunetta sulla pubblica amministrazione. Ora invece il segretario parla di «invasione di campo della politica, che, su una partita come quella del pubblico impiego se la canta e se la suona». E aggiunge: «Siamo molto irritati».
Alle critiche Brunetta ha replicato ricordando che il cammino del decreto è ancora lungo e ci sarà l’occasione di discutere con tutti. Bisognerà attendere i pareri del Parlamento, degli enti locali.
Si aprirà una trattativa con i sindacati? Per il momento il ministro non ne parla. Nel suo comunicato si limita a precisare che il governo dovrà ascoltare «il parere del Cnel», un organo «nel quale sono rappresentate tutte le parti sociali».
Angelo Losavio