Nardò (Lecce), Castello degli Acquaviva
Martedi 5 Maggio 2009
NARDO' (Lecce) - La destinazione del Castello degli Acquaviva a Nardò, ora sede del Municipio, dà l’idea di quanto sia miope la cultura che sussiste, persiste e insiste in questo luogo.
La Città del Toro costituisce, forse, l’unico Comune del Salento che destina ad uffici un meraviglioso monumento, senza che la classe politica assuma la responsabilità di valorizzare il prezioso contenitore ed investirlo di una consona specifica funzione pedagogica, oltrechè didattica, o meglio storico-artistica-divulgativa.
Una mediocre, anzi pessima, situazione che porta ad osservare come poche scrivanie occupino sale di prestigio dal valore storico-artistico enorme.
I ‘Castellani’, naturalmente, sono i dipendenti comunali e gli amministratori che, aggirandosi nel nobile maniero, immersi giornalmente nel loro lavoro, sono ben lontani dal concepire il motivo dell’allocazione di quelle scrivanie in quegli spazi signorili, quelle postazioni per computers, tra le numerose risme per stampanti, posizionate accanto ad infissi in legno intarsiato, quelle pile di fogli e interi scaffali di faldoni impolverati, coprenti stucchi che incorniciano dipinti e vedute della città antica.
Quei luoghi sarebbero da ammirare, osservare con attenzione, magari pagando un biglietto comprensivo di altre soste e circuiti d’arte, che, diramandosi fuori dal maniero, porterebbero a comprendere la Città, nelle sue meravigliose dimore storiche, e le sue marine, che purtroppo giacciono in uno stato di ingiustificabile squallore, nonostante l’approssimarsi della stagione stiva.
Tutto, quindi, aspetta di essere esaltato, protetto, valorizzato, recuperato, per far conoscere da vicino la storia dell’antica “neretum”.
La peggiore destinazione del castello, infatti, è quella di adibirlo ad uffici amministrativi.
E tutto ciò è assolutamente imperdonabile per chi assolve ai compiti istituzionali, ben lungi dal prospettare l’eventualità di un trasferimento degli uffici in una sede adeguata e liberare così il ‘maniero’, utile sicuramente ad altri scopi.
Penso agli anni in cui la città è stata avvolta in un silenzio totale, isolata, quasi per una sorta di incantesimo dal resto del mondo e, ancora oggi, per molti versi, si nota un atteggiamento di preoccupante autarchia , di sterile autoreferenzialità.
Si coglie, altresì, l’allucinante realtà di una battaglia tra poveri mortali, che assistono basiti di fronte alla ‘roulette russa’ del grande stillicidio dell’ ennesima emergenza ambientale.
Paradossi della realtà: Nardò come Giano ‘bifronte’.
Un volto guarda la preziosità della natura e la minuziosità del tesoro scultoreo del suo paesaggio e l’altro osserva il degrado e l’incivile decomposizione dello ‘scarto’ della materia.
Riusciranno i nostri sorpassati amministratori a comprendere che “l’innovazione non può mai essere il nome della paura e del sospetto”, come ripete costantemente un mio amico Dirigente Scolastico - “ma quello della novità e della speranza?”.
Nel proclama dei 60 milioni di euro per il Salento, che la Regione ha stanziato con delibera 639 del 21 aprile e che fanno parte degli stanziamenti europei secondo il piano delle infrastrutture 2007 - 2013, approvato dall'Unione Europea su proposta del Governo nazionale, esiste la quota destinata per la post-gestione della discarica di Castellino?
Allora è bene che i nostri amministratori di sinistra si diano da fare e non lascino tutto alle parole che si perdono come tanti Castellini ... in aria!
E' il momento dei fatti !
Paolo Marzano