Totò Presicce
Mercoledi 12 Novembre 2008
NARDO' (Lecce) - Spesso le parole mafia, camorra, sacra corona, delinquenza organizzata raggiungono la nostra attenzione, ma in assenza di fatti eclatanti come: omicidi, faide, rapine, difficilmente raggiungono la nostra mente, quasi mai il nostro cuore!
Eppure, intorno a noi, l’organizzazione si dipana, si realizza e si compie.
Quantità enormi di danaro si riversano e riempiono un fiume che non bagna, non scorre e non straripa!
A questo fiume attingono e si dissetano molti passanti che incontriamo per strada, persone che salutiamo e rispettiamo, ed anche qualche nostro affettuoso amico.
La maggior parte delle volte, per tacitare le nostre coscienze spostiamo lontano da noi la soglia del malaffare e davanti ad una “buona occasione”, un lavoro facile e ben remunerato, un “affare”del quale si può intuire l’origine, preferiamo chiudere gli occhi ed inseguire i nostri privatissimi interessi.
La nostra generazione è cresciuto “all’ombra” dell’organizzazione, ha respirato la grigia cappa, da sempre, con molte paure ed alcune certezze, ha imparato a conviverci.
Conosciamo a memoria le accortezze ed i comportamenti da adottare, senza neanche la necessità di doverci pensare tanto sono diventati abituali e spontanei. Quasi come camminare e parlare.
Ogni tanto, ad intervalli cadenzati, si innalza violenta la protesta “contro le mafie”, “contro lo Stato”, “contro le forze dell’ordine”, in poco tempo le forme della contestazione diventano razziste, tumultuose, violente, acide.
La realtà si esibisce informe e massificata.
La risposta DEVE venire da ognuno di noi, della revisione delle proprie convinzioni e dall’osservazione sulla propria quotidianità!
Perché questa Nazione e la nostra terra tornino ad occupare il legittimo ruolo, noi giovani cittadini, dobbiamo ritrovare coraggio e fermezza, ognuno nella propria abitazione, all’interno delle scuole e delle università, del proprio posto di lavoro, nel saper scegliere le amicizie e, soprattutto, le occasioni di divertimento.
L’organizzazione vive sulle spalle di tutti noi, trova linfa nell’”happy hour” del venerdì e nello “sballo” del sabato sera, essa cioè si incunea in abitudini e consuetudini.
È un “amico” quello che ci passa i soliti dieci euro di “fumo”, è un amico quello che ci invita nel bagno per una “tirata”, è un amico che ci offre la “pasta” al bar!
In questi precisi istanti l’organizzazione raggiunge il suo scopo, compie la sua infame missione, completa il suo ciclo!
Da buoni e disciplinati consumatori, educati all’uso edulcorato di merce che ha ormai dimenticato le proprie origini - tante e tali sono state le sue trasmutazioni - abbiamo rinunciato, per noia e per vergogna, a ricercare il pretesto delle nostre azioni, l’occasione dei nostri comportamenti.
Sballati, impasticcati, alcolizzati e fumati zombeggiamo fino all’alba risvegliandoci, con in bocca lo stesso sapore acre e nauseante della nostra prima sigaretta.
La vita ed una sigaretta.
Ricordo la mia prima sigaretta ed il suo merdoso sapore, mentre ho già dimenticato la seconda, la terza e dell’ultima non conservo più il pensiero.
Ricordo il mio primo risveglio dopo una notte di vomito!
Pensando di volerlo accettare, l’ho dovuto, inconsapevolmente accogliere, sopportare, subire: vana sottomissione ad un’inutile croce.
L’acido del vomito e quello della sigaretta accomunati nella sottomissione a quell’organizzazione che ci vuole simili al James Dean o alla Paris Hilton di turno, per vendersi e rivendersi in una spirale senza fine!
L’organizzazione costa ed il suo prezzo è sconvolgente.
Per accontentare i molti, chiede la vita di alcuni.
Non ci lascia neanche la scelta di chi, di dove, di come o di quando.
Il prezzo si paga in un letto di ospedale, sul nero dell’asfalto, in un vicolo al buio o in mezzo ai tanti piedi di una pista.
Per essere parte dell’organizzazione si paga!
Si paga l’affiliazione ad un club che non lascia ricevute.
Si pagano il sapore, il colore e l’odore di una gioia che non esiste!
Non riconosco la differenza, non trovo giustificazioni né per il narcotrafficante né per il consumatore di strada.
Sono entrambi, parte della stessa organizzazione che nell’indistinzione, confonde l’inizio con la sua fine.
L’inizio non è nei campi di oppio in Afganistan, di coca in Colombia o di canapa in Albania.
Qui si trova solo la fine dell’organizzazione.
Ogni nuovo giovane consumatore, vittima solo della propria noia e della propria solitudine, è il principe di un sistema creato per soddisfare l’amnesia di un sabato sera.
Rifiuto energicamente che questo principe possa essere considerato una vittima; egli è responsabile delle sue scelte, e di queste deve rispondere.
Del suo essere principe non possiamo e non dobbiamo accusare entità intangibili come: “La società”, “il mondo in cui viviamo”, “la collettività”, queste sono fatte da uomini per gli uomini. Il loro pensiero, il loro modo di agire, la loro forma, e la loro intima essenza sono il risultato del contributo di ogni uomo che ne è parte, come in un dipinto ogni sua pennellata.
Chi avvelena se stesso avvelena la società e non viceversa!
Le colpe, i meriti, le cause, le pene e gli onori si dispiegano dagli uomini e per gli uomini si compiono.
Ogni principe, responsabile del degrado, deve essere punito al pari dei suo faccendiere.
Non vinceremo mai la lotta contro le varie criminalità (quale che sia la loro azione nefanda contro l’umanità) finché quel fiume continuerà a scorrere.
Totò Presicce