Gianni Ippoliti
Giovedi 31 Luglio 2008
NARDO' (Lecce) - L’intervento dell’agronomo e paesaggista Bruno Vaglio riguardo alla destinazione d’uso dell’orto botanico, oggetto di una recente e costosa riqualificazione, impone a tutti, ed in particolare agli assessori al turismo e alla cultura, una seria e rigorosa riflessione.
Per la sua origine e per la sua adeguata rivalutazione “il giardino botanico” non si presta assolutamente ad essere contenitore di banali iniziative commerciali e di attività ludiche.
Uno dei punti chiave per il restauro del giardino botanico storico della Villa Comunale doveva essere quello di evitare conflittualità di uso (attrezzature sportive, parchi giochi, eventi pubblici poco controllabili), che possono nel tempo deteriorare lo stato di conservazione dello stesso ed impedirne l’ulteriore potenziamento. Inoltre i giardini storici non possono sopperire alla cronica carenza di spazi verdi in città; nuovi parchi attentamente progettati in funzione delle più diverse esigenze di fruizione sono necessari sia per migliorare le condizioni ambientali della città, sia per le esigenze di una migliore qualità della vita.
Non a caso i Dirigenti scolastici di Nardò si dicono “sconcertati per una notizia che non fa altro che gettare ulteriore discredito sulle modalità di offerta, utilizzo e conservazione dei beni culturali”.
“Il rischio - a loro dire - è quello di trasformare un prezioso luogo da preservare e valorizzare in una sorta di contenitore sovrappieno, che certamente limiterà, se non annullerà del tutto, anche la fruizione culturale dello spazio naturale”.
Dello stesso avviso Paolo Marzano, per il quale “se la qualità del paesaggio è l’obiettivo di una concreta e profonda riqualificazione per l’intera città, devono essere le periferie, l’oggetto di una seria analisi. Ancora una volta l’horror vacui (mancanza della qualificazione del verde destinato a spazio pubblico delle periferie) è contrapposto all’horror pleni (del piccolo orto botanico) che si vorrebbe pieno di attività informative, ludiche, culturali, ecc…”.
La deliberazione della Giunta comunale - evidenzia giustamente Bruno Vaglio - "con cui si affida ad una Società Cooperativa, a mezzo trattativa privata, il giardino botanico storico, appare quantomeno incoerente e incongruente rispetto alle declamate finalità culturali e turistiche”.
Al di là dell’oggetto sociale, in genere estremamente ampio per la gran parte delle forme societarie, occorre porre dovuta attenzione all’attività di fatto svolta dalla società.
Questa indagine ci ha portati a verificare attraverso visura della Camera di Commercio qual è l’attività prevalentemente svolta dalla cooperativa in questione: “attività prevalente esercitata dall’impresa: servizi di pulizie”.
Non può, pertanto, non suscitare amarezza e meraviglia il fatto che due componenti della giunta, l’architetto, vicesindaco, nonché assessore al Turismo e delegato del Fondo per l’Ambiente Italiano (FAI) e l’assessore alla Cultura, abbiano avallato, insieme con gli altri componenti dell’esecutivo, all’unanimità, un atto che suscita indignazione, anche per le modalità con cui si è arrivati all’approvazione dello stesso, “sentita per le vie brevi la responsabile della società cooperativa Globus a.r.l.”.
Non solo manca una procedura di evidenza pubblica, con la previsione dei requisiti e delle garanzie per l’affidamento di un servizio così particolare e specialistico, ma, ponendo ulteriore attenzione alla delibera, si evidenzia subito che la giunta comunale assume la sua determinazione sulla semplice proposizione della società Globus: è testualmente detto “vista la nota…con la quale la società cooperativa Globus si propone quale possibile gestore della villa comunale…per i servizi di competenza, (tra l’altro istituzione di uno sportello turistico e promozione enogastronomica, nonché dei prodotti dell’artigianato locale”).
Ebbene, l’amministrazione comunale non solo non adotta alcuna verifica in ordine alle specifiche competenze, ma accetta il semplice intento propositivo.
Non sfugge certamente al lettore che i servizi turistici richiedono oggi competenze specifiche di ottimo livello.
L’amministrazione, collaudata in pressappochismo e improvvisazione, non si cura di ciò.
Consiglieremmo agli amministratori ed in particolar modo all’architetto vicesindaco e all’assessore alla cultura di farsi un giro per le città turistiche e d’arte, e, senza andare lontano, nel nostro stesso Salento. Sarebbe auspicabile che almeno il sindaco, che così poco (o niente) frequenta Nardò, possa almeno, dalle sue lunghe trasferte oltreconfine acquisire qualche positiva esperienza.
Ovviamente decenza imporrebbe la revoca della delibera.
E sempre a proposito di turismo, vi comunichiamo che domattina il Quartiere Castello di Nardò conferirà allo showman Gianni Ippoliti la presidenza onoraria dello stesso. L’appuntamento con il presidente della Circoscrizione, Gabriele Pellegrino, e con il presidente dell’associazione per la valorizzazione del Centro storico “La Cittadella”, Vincenzo De Pace, è nell’aula consiliare del Palazzo di Città, in piazza Cesare Battisti. Il popolare attore, regista e ballerino pare che da tempo” abbia preso a cuore le sorti del bellissimo Centro storico neritino che è oggetto, da alcuni anni, di importanti lavori di ristrutturazione e restauro”.
Per la modica cifra di ventitremila euro/23000 gli toccherà rianimare insieme alle scuole di danza un intero quartiere.
Ovviamente ci si chiede: cosa potrebbe inventarsi lo showman e quanto potrebbe costare ai contribuenti l'eventuale rianimazione dei rimanenti 4 quartieri e delle derelitte marine di una città che langue?
Angelo Losavio