Gino Prete
Mercoledi 30 Luglio 2008
NARDO’ (Lecce) - Tanto tuonò che piovve. Anche se nella città d’arte e dell’accoglienza pare di essere nel bel mezzo di un violento nubifragio estivo. Tuoni e fulmini che si abbattono inevitabilmente sulla povera Città di Nardò e sugli incolpevoli cittadini.
Pare infatti che il T.A.R. abbia ritenuto illegittimo il provvedimento con cui il sindaco Antonio Vaglio ha azzerato la giunta municipale.
La ricomposizione dell’esecutivo, avvenuta poco più di una settimana addietro, ha visto di fatto l’esclusione del solo Gino Prete e la sua sostituzione con un tecnico, Gustavo Petolicchio, già dirigente del settore economico-finanziario, con delega al bilancio.
Il ricorso avverso la decisione del sindaco è stato presentato dall’avvocato Paolo Gaballo, anche sulla base di almeno due precedenti pronunciamenti del T.A.R., che rispetto a situazioni analoghe si era pronunciato in senso favorevole ai ricorrenti.
La vicenda non potrà che inasprire i rapporti già tesi tra le civiche e il Partito di maggioranza relativa, il PD, che ad onor del vero, ha sempre sostenuto le ragioni dell’ex assessore defenestrato, facendosene anche carico a dispetto della lista di appartenenza di Prete, guarda caso, per ironia della sorte, proprio quella che reca il nome del primo cittadino “Uniti per Antonio Vaglio”.
Di unione in verità e a conti fatti se n’è vista ben poca.
Infatti, a poco meno di un anno dall’insediamento dell’amministrazione di centrosinistra, retta da tre liste civiche, dallo SDI e dal PD, i risultati sul versante amministrativo, e non solo, appaiono, a dire della minoranza consiliare, caratterizzati da “pressappochismo, improvvisazione e inconcludenza”.
Peraltro, su sollecitazione della stessa opposizione, anche il prefetto l’altro ieri, come sostiene il consigliere comunale di Nuovocorso, Salvatore Donadei, intende richiamare il sindaco al rispetto delle regole, così come appare anomala l’autosospensione posta in essere, sin dall’azzeramento della giunta ed in maniera del tutto irrituale, dal presidente dell’assise municipale Salvatore De Vitis, che parrebbe il meno preoccupato di perdere la poltrona.
In un quadro di accadimenti, che definire intricato pare quasi una sorta di eufemismo, il recente pronunciamento del T.A.R. servirà a ridare coraggio e forza al partito democratico, composto da ben otto consiglieri comunali, tra cui il presidente e il vicepresidente vicario del consiglio comunale e ben due assessori?
Messo ripetutamente alla berlina dai suoi alleati e sbeffeggiato in particolare dal sindaco e dal coordinatore di Città Nuova, quest’ultimo peraltro già appartenente, anzi delegato regionale del Partito di Veltroni, il PD sarà costretto a scegliere un percorso nuovo.
Dinanzi ad un clima diffuso di antipolitica, quello che ispira i poco edificanti ribaltoni, nonché in presenza di una minoranza che denuncia, cosa di estrema gravità, addirittura al Prefetto il mancato funzionamento della macchina amministrativa e delle stesse istituzioni democratiche, rappresentative delle esigenze degli elettori, al PD forse spetterebbe il compito di riaggiustare il tiro, nell’interesse della città, o di mandare a casa chi si è reso reo di tale incresciosa situazione.
Se tutto ciò non è avvenuto e non avviene, come ribadisce l’opposizione, evidentemente, ci sono ragioni che portano ad evitare il ritorno alle urne ed il confronto diretto con gli elettori.
Il PD è ad un bivio: forza politica credibile o gigante dai piedi d’argilla?
Per martedì 5 agosto è previsto, in ogni caso, un consiglio comunale sull’Affaire San Giorgio, concessionaria per la riscossione dei tributi, e giovedì 7 dovrebbe tenersi il Question Time, mentre l’intera minoranza ha già fatto sapere che continuerà a rimanere sull'Aventino, in attesa di tempi migliori e dell'esito dell'incontro con il Prefetto.
Angelo Losavio