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INTERVISTA AL PRESIDENTE DELLA BCC LORENZO ZECCA
Per il Presidente della Bcc di Leverano e Consigliere di Iccrea Holding spa Lorenzo ZECCA "il progetto delle Bcc è vincente perchè coniuga sviluppo ed equità nella cooperazione".
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Lorenzo Zecca
Venerdi 24 Agosto 2007
LEVERANO - La sua lunga esperienza maturata nel settore del credito rurale ed artigiano si è rivelata incredibilmente utile in termini di risposte ai nuovi bisogni della collettività e dell’intero sistema economico locale. In particolare, i temi ai quali, oggi, una banca cooperativa locale deve dare risposte risultano essere due: lo sviluppo e l’equità; entrambi obiettivi primari ed irrinunciabili per la crescita economica. Come si riescono a coniugare in un’ottica di profitto?
Sul primo, probabilmente, non c’è chiarezza. Il termine “sviluppo” ha sicuramente un’accezione economica, ma certamente non può ridursi solamente a questa. Sarebbe, allora, forse più corretto parlare di “miglioramento” delle complessive condizioni di vita delle persone (anche sociali e culturali); miglioramento delle “opportunità”, in termini di inclusione e partecipazione, anche e soprattutto in termini di speranza. Di capacità – e possibilità – di immaginare un futuro diverso e poterlo costruire. In altre parole, non può esistere uno sviluppo economico che non sia, allo stesso tempo, ampliamento delle “chances” di crescita sociale e civile.
Poi c’è “equità”, che non è una parola vuota, ma un meccanismo equilibratore, in grado di perseguire tre obiettivi di fondo: distribuire le opportunità, cioè dare a tutti possibilità e possibilità “pari”, senza discriminazioni; riconoscere e valorizzare le differenze (equo non è dare a tutti la stessa risposta, ma dare a tutti la risposta di cui hanno bisogno); pro-muovere, ovvero stimolare, “mettere in moto” investendo in qualità e formazione.
Uno strumento molto efficace e altrettanto rispettoso dei principi di “sviluppo” ed “equità” è quello del “fare rete”, strumento che la cooperazione, conosce bene. Lei ci può dire come fanno rete le Bcc?
La nostra esperienza di banche locali cooperative testimonia che è possibile competere nel mercato della finanza anche rimanendo piccoli e fedeli alle comunità locali che hanno generato, con profonda volontà, tali banche. Noi siamo in grado di dimostrare, con i fatti, che darsi una rete efficiente, moderna, complementare e competitiva, è possibile. La rete ci consente economie di scala e di scopo a costi economici e sociali alquanto contenuti.
Le 440 bcc nostre consorelle, sono tutte amministrate da persone che sono l’espressione del territorio di riferimento; non debbono remunerare anonimi investitore ma si sforzano di creare vantaggi solo per i soci e le loro comunità.
Ciò ci consente di “abitare” un territorio e non di “calarci” nello stesso. E’ la stessa differenza tra chi coltiva e chi va a caccia. Essere espressione di una comunità comporta dei vantaggi sia alla banca che ai clienti, Vantaggi di tipo comunicativo, di prossimità, di selezione della clientela, di minore burocratizzazione e, non ultimo, di maggiore flessibilità.
Dal territorio traiamo frutti, stimoli, linfa vitale; ma anche aspettative e speranze quali quelle delle categorie più deboli (diversamente abili, anziani, immigrati,monoreddito, ecc.).
Quali sono gli stimoli e i sostegni che riservate alle comunità ospitanti?
Occorre divenire quasi una “infrastruttura” del territorio per efficienza, efficacia, flessibilità e capacità di risposta che deve consentire l’avvio di percorsi di crescita dei sistemi produttivi, del miglioramento delle condizioni di vita, in uno, devono essere di forte stimolo e sostegno alla crescita globale dell’intera comunità.
La nostra Bcc di Leverano, ex Cassa rurale ed artigiana, è nata anche per questo. Per dare risposte alle esigenze creditizie e finanziarie soprattutto dei piccoli operatori, per includere e pro-muovere , per mettere in moto e per solidarizzare con l’intero territorio.
La nostra crescita è omogenea e parallela alla crescita del territorio e questo ci fa sentire responsabili anche della programmazione del futuro, non solo nostro, ma dell’intero contesto economico, sociale e culturale che ci ospita.
Sandrino Ratta
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