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Salentopocket.it 'GLI SCHELETRI NELL'ARMADIO' A NARDO'


'GLI SCHELETRI NELL'ARMADIO' A NARDO'

Venerdì 9 luglio, alle ore 19.30, presso la libreria “I Volatori”, in piazza delle Erbe, a Nardò, Marco Marinaci presenterà il libro "Gli scheletri nell'armadio" ultimo lavoro di Raffaele Ascheri.

Scheletri nell'armadio


Giovedi 8 Luglio 2010

NARDO' (Lecce) - Venerdì 9 luglio, alle ore 19.30, presso la libreria “I Volatori”, in piazza delle Erbe, a Nardò, Marco Marinaci presenterà il libro "Gli scheletri nell'armadio" , ultimo lavoro di Raffaele Ascheri.

Raffaele Ascheri e Marco Marinaci

 Il libro. Un ex SS, che vive gli ultimi anni della sua intensa vita nella campagna senese; una bellissima giovane donna bielorussa, con l'uomo che ama di nascosto; il padre di lei, reduce della campagna d'Afghanistan, con i suoi tristi ricordi; altri due ex SS, profondamente diversi tra loro; un killer della Sacra Corona Unita, amante delle belle donne e della cocaina; un monsignore profondamente corrotto; un giornalista, vero...

Fra Siena e Fonterutoli, il Salento e Castel del Monte, l'estremo Ponente ligure e la Costa Azzurra, l'Aldo Adige e Spello, Auschwitz e l'Afghanistan, una complessa vicenda che si snoda fra passato e presente, fra vittime e carnefici, tra la violenza più cruda e l'amore più sincero. Il Salento emerge spesso nelle suggestive sequenze descrittive (…Nel cuore del Salento, vicino a Nardò nel leccese, l’amico di Werner li attendeva nella sua villa di Santa Maria Al Bagno. Praticamente un luogo di villeggiatura obbligato per gli abitanti di Nardò e delle zone limitrofe. Con anche turisti stranieri. Mare splendido, limpidissimo, orlato di rocce calcaree suggestive; e con un aggiunta, che rende il piccolo luogo diverso da tutti i contermini: proprio davanti al mare, lungo la via principale, si erge una struttura nuova – architettonicamente opinabile – chiamata “Museo della Memoria”).
 
L’autore. Raffaele Ascheri ha 40 anni. E' laureato in Teoria e Storia della Storiografia, (con una tesi sul fascismo senese). Il suo primo libro l’ha pubblicato nel 2003:”Una giornata particolare” Betti Edizioni, Siena), uno studio analitico sulla visita fiorentina di Hitler, il 9 maggio del 1938. Nel 2006 sempre con Betti, ha pubblicato il suo primo libro sulle presunte apparizioni mariane di Medjugorje(“Medjugorje tutto vero?”); l’anno successivo ha pubblicato “L’imbroglio di Medjugorje” (Kaos, Milano), con ulteriore documentazione sulla vicenda delle apparizioni dell’Erzegovina, per la prima volta viste anche sotto la luce del nazionalismo Ustascia. A fine 2007 e aprile 2009, i due libri che hanno denunciato la questione morale della classe dirigente senese(“La Casta di Siena” e “Le mani sulla città”).Collabora con il giornale on-line Mondoraro, sul quale scrive di Siena, e non solo.
 
Ingresso gratuito.

Per informazioni: Libreria “I Volatori”, piazza delle Erbe, 73048 – Nardò (Le) - tel. 0833.567062
Il succo del discorso

RAFFAELE ASCHERI, GLI SCHELETRI NELL’ARMADIO, pp. 288  (€ 20,00)

Il primo romanzo di Raffaele Ascheri, Gli scheletri nell’armadio (2010), si presenta da subito intriso di Storia: sì, della Storia con la S maiuscola. Innumerevoli sono gli esempi di utilizzo della Storia nella narrazione di un romanzo nella letteratura di vari livelli. Ne Gli scheletri la Storia è parte integrante del racconto, perché ne è il presupposto e – soprattutto – perché ne caratterizza i personaggi.
 
Non è la Storia che rimane nel background delle indagini dell’investigatore Giovanni Sperelli, creato da Corrado Augias come fratellastro dell’Andrea Sperelli dannunziano in Quel treno per Vienna, Il fazzoletto azzurro e L’ultima primavera. Non è neanche il mezzo falso storico – per sottrarsi alla censura – di Alberto Moravia ne Il conformista, dove si racconta di un delitto politico che ha molte delle caratteristiche del delitto Rosselli (Carlo e Nello erano cugini di Moravia, la loro madre Amelia era una Pincherle) ma avviene in Savoia piuttosto che in Normandia.
 
Ascheri invece ci racconta la Storia con rigore scientifico e situa i suoi personaggi all’interno di fatti realmente accaduti: la partecipazione a efferati episodi negli anni del Terzo Reich e della guerra sovietica all’Afghanistan conferiscono specificità ai personaggi.
 
Il passato quindi è protagonista, ma è un passato che si interseca strettamente con il presente. Ed è il presente di una cittadina di provincia – Siena, dove si svolge la maggior parte dell’azione – con il suo perbenismo di facciata, ma è anche il presente nazionale: il ritmo della narrazione ci porta anche in Puglia, in Liguria e in Alto Adige.
 
Tra passato e presente, tra Toscana, Tavoliere e Lago di Dobbiaco, cos’è che tiene insieme il tutto? L’ipocrisia.
 
L’ipocrisia è l’elemento dominante della maggior parte dei personaggi creati da Ascheri.
 
Werner, Erich ed Olaf sono tre ex-SS ancora orgogliosi del loro passato violento, che nei frequenti flashback è descritto con dovizia di particolari. Sono tre criminali di guerra che conducono una vita rispettabilissima. Ma i loro “scheletri” non sono solo quelli del passato, perché nel presente Werner ha un rapporto sospetto col clero senese, Erich con la mafia pugliese e Olaf con i separatisti altoatesini.
 
Nella descrizione del passato dei tre ex-SS, Ascheri – autore nel 2003 di Una giornata particolare che narra la visita di Hitler a Firenze del 9 maggio 1938 – dimostra grande padronanza della storia del Terzo Reich.
 
Poi c’è Roberto, rampollo di una rispettabilissima famiglia borghese, che lo sostiene in ogni sua iniziativa come il progetto di aprire un ristorante, non deve sudarsi alcunché, cocaina compresa. Roberto conduce una vita sull’orlo della legalità sotto la maschera di ragazzo di buona famiglia e frequenta Nadia, studentessa bielorussa di Scienze Politiche che abita in via dei Percennesi, ma che non si limita a studiare la scienza del Machiavelli. Di notte Nadia si trasforma in prostituta d’alto bordo in un pied-à-terre a San Miniato (“che tanto le ricordava l’urbanistica da socialismo reale della sua infanzia”): anche Nadia, quindi, conduce una doppia vita.
 
Vito, invece, è un premuroso padre di famiglia con moglie e tre figli, ma di mestiere fa il sicario per la Sacra corona unita.
 
E poi c’è Don Evaldo: un nome preso in prestito dalle cronache giudiziarie più recenti (Don Evaldo Biasini il socio di Diego Anemone). Come il suo più famoso omonimo, il Don Evaldo de Gli scheletri nell’armadio più che un prelato è “un arrogante manager che si spaccia da prete”. E’ soprannominato Don 10%. Nel corso della narrazione si ha sempre l’impressione che tutta dipenda da lui: anche quando non appare direttamente sulla scena, c’è sempre la sua presenza immanente, perché è lui che tira le fila di tutto. Insomma è il burattinaio, il Mangiafuoco della situazione, certamente non un pastore di anime.
 
Un personaggio che ben si inserisce nella visione prettamente secolare che Ascheri ha del Vaticano: non a caso nel 2007 ha pubblicato L’imbroglio di Medjugorje a cui hanno fatto seguito passaggi in Rai e a Mediaset. Per inciso, il 17 marzo 2010 il Vaticano ha costituito una commissione internazionale d’inchiesta presieduta dal cardinale Camillo Ruini per verificare la veridicità delle apparizioni di Medjugorje.
 
Ma tornando a Gli scheletri nell’armadio, come ogni romanzo che si rispetti ha anche personaggi positivi che si contrappongono a questa ipocrisia con la la loro schiettezza, seppure combinata con qualche debolezza. Per esempio, la violenza di Rinat, il padre di Nadia. Ma il tocco di debolezza rende questi personaggi più reali, più vicini a noi. Ciò vale anche per Marco che nel finale assurge ad eroe, o meglio Ascheri ci induce a pensare che possa assurgere ad eroe. Infatti, un limite di alcune parti della narrazione è il mancato sviluppo di alcune fasi, in particolare di alcuni colpi di scena finali, tanto da indurre a pensare che Ascheri abbia volutamente tenuto alcuni assi nella manica pensando già a un sequel.
 
Tra i personaggi positivi si collocano Caterina e Paolo, l’anziana coppia con cui vive Rinat: a una prima lettura possono apparire personaggi minori, di contorno ma non è così. Ogni personaggio che entra in scena ha un suo significato: ne Gli scheletri nell’armadio non si trovano buttate là quelle 2-3 meteore che servono solo a soddisfare le esigenze dell’editore che ha chiesto tassativamente le 400 pagine. Quindi anche Caterina e Paolo hanno un significato, rappresentano un’allegoria: con i loro saldi principi morali e la loro compassione (come partecipazione emotiva alle traversie altrui) danno un po’ di anima a questa fredda e ipocrita città di provincia che sembra essere Siena.
 
E forse ha un significato anche il fatto che Ascheri abbia collocato Caterina e Paolo “nel cuore della Contrada della Tartuca”, notoriamente il nucleo più antico dell’insediamento di Siena, quasi a voler presentare le radici storiche della città come viatico alla catarsi morale.
 
Ma torniamo a Marco: l’eroe, il senese giornalista indipendente (“non cronista-tappetino”), ma anche ambizioso (altra debolezza se proprio vogliamo spaccare il capello in quattro). Non è il super-eroe di Frederick Forsyte, né il Robert Langdon di Dan Brown, le cui indagini sono piuttosto lezioni dotte che fanno sentire il lettore un perfetto ignorante in vari campi dello scibile umano! Anche fisicamente, Marco non è un gran ché e devo superare qualche problema sessuale.
 
E’ comunque un personaggio positivo in questo zoo di umanità che pullula nel romanzo, ma è spinto ad indagare non tanto dalla ricerca della verità, quanto dall’ambizione di fare lo scoop, scrivere un bel libro e raggiungere la notorietà. Insomma un eroe del suo tempo (che poi è il nostro tempo, con la ricerca spasmodica del successo) che cerca di aprire l’armadio che contiene gli scheletri.
 
Con i suoi pregi e difetti, Marco è quindi una persona normalissima, quasi che Ascheri voglia lanciarsi questo messaggio: in fin dei conti, potrebbe bastare poco per opporsi all’ipocrisia, all’affarismo e al malaffare.
 
Per esempio, ne Gli scheletri nell’armadio sarebbe stato sufficiente che una pia donna testimone di un fattaccio non avesse seguito pedissequamente le indicazioni del suo confessore e le pressioni di Don Evaldo e avesse detto ciò di cui era stata testimone.
 
Ma ciò avviene in un mondo perfetto, e Raffaele Ascheri non vede la Siena contemporanea come un mondo perfetto neanche nella fiction.

 

 

 

 


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