Patrizia Gerardi
Domenica 2 Maggio 2010

'Non è ancora domani - La pivellina' è un film, in uscita nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 7 Maggio 2010, di Tizza Covi (Bolzano 1971) e Rainer Frimmel (Vienna 1971), vincitore del Label Europa Cinemas come Miglior Film europeo alla Quinzaine des réalisateurs nell’ambito del 62° Festival di Cannes.
La trama del lungometraggio, della durata di circa 100 minuti, è ambientata nella periferia di Roma, esattamente nella zona di San Basilio. La cinquantenne Patti (interpretata da Patrizia Gerardi) è un artista circense che, con il marito Walter (Walter Saabel), gestisce spettacoli di strada. Un giorno, cercando il proprio cane Ercole in un parco vicino al camper in cui vive, Patti trova una bambina abbandonata su un'altalena con in tasca un messaggio della madre. Il biglietto invita a non chiamare le forze dell'ordine, di prendersi cura della bambina di circa due anni e che presto i genitori sarebbero tornati a riprendersela. La piccola Aia (Asia - Asia Crippa), in questo modo dice di chiamarsi, è accolta con grande affetto dalla famiglia di circensi senza trascurare la ricerca della vera madre effettuate da Patti e Tairo (Tairo Caroli), un tredicenne vicino di casa/camper che vive con la nonna.
La sceneggiatura e il montaggio è opera di Tizza Covi mentre la fotografia è di Rainer Frimmel (entrambi, co-registi, sono cresciuti professionalmente come fotografi e successivamente, nel 2002, hanno creato una casa di produzione cinematografica la Vento Film/Provincia Autonoma di Bolzano/Österreichischer Rundfunk - ORF).
Gli attori presenti nel lungometraggio hanno creato una performance di tutto rispetto considerando che non sono attori professionisti così come ha ribadito il co-regista Tizza Covi: "Non è Ancora Domani è una storia di fiction ma vicina al realismo. Abbiamo scritto la sceneggiatura partendo da personaggi reali, proprio da Patrizia e Tairo che non sono attori professionisti anche se non amo definirli così perché sono talmente bravi che per me sono professionisti”.
Il modo di lavorare di Rainer Frimmel e Tizza Covi è spiegato in modo preciso da quest'ultima: "Il nostro metodo di lavoro è sempre una regia a due: mia e di Rainer Frimmel. Lavoriamo sempre da soli perché così possiamo essere liberi. Lui si occupa della cinepresa e io del suono ma la regia la decidiamo sempre insieme. Veniamo dal documentario e non volevamo cambiare modo di lavorare utilizzando una sceneggiatura per la prima volta di finzione. Due sono i vantaggi: prima di tutto abbiamo la libertà di gestire il tempo e i mezzi come vogliamo senza imposizioni esterne, con i nostri ritmi e le nostre scelte; in secondo luogo essendo soltanto noi due sul set siamo stati in grado di dedicare tutto il tempo necessario ai protagonisti".
La camera a mano domina la maggior parte del film e questo permette di avvicinarsi ai sentimenti di persone semplici, umili e non povere di calore umano e affetto. Un film nel quale si affrontano temi quali l'emarginazione, la discriminazione (accompagnata da pregiudizi su alcune classi sociali) e l'amore incondizionato. Tizza Covi: "Quello che ci interessava più di tutto era di trovare umanità in questa periferia che ha poco a che vedere con l’immagine di Roma che tutti conosciamo e di condividerla con gli spettatori. Ecco perché non abbiamo usato mai la musica che evoca sempre dei sentimenti e abbiamo scritto una sceneggiatura che prevedeva un inizio e una fine ma che era completamente priva di dialoghi. Abbiamo lasciato completa libertà di improvvisazione agli attori. Non c’è stata nessuna preparazione prima delle riprese. Molte cose succedevano casualmente e poi le giravamo”.
Buona Visione.
Fernando Graziano Antico